M5S, l’ultima lite fra Conte e Grillo verte sul blog. Ma dietro c’è la questione del processo a Ciro

giovedì 2 Dicembre 17:50 - di Paolo Lami

Più si parlano e meno riescono a capirsi il Garante dell’M5S, Beppe Grillo e Giuseppe Conte, leader di un Movimento con il fiato sempre più corto.

Già i due parlano lingue diverse. Poi in questo momento Beppe Grillo è impantanato nei casini giudiziari che gli sta procurando il figlio Ciro, sulle corde in attesa del processo per violenza sessuale di gruppo.

Insomma per Grillo è un momentaccio. E non si può dire che per Conte vada meglio in questo sciagurato periodo.

L’ultimo strappo tra il fondatore dei 5 Stelle e i vertici pentastellati è sul portale del garante del Movimento. Quel blog di Beppe Grillo da cui partì tutto.

C’e, poi, in ballo la spinosa questione del due per mille oltre a tutta una serie di inciampi e mancati coinvolgimenti che Grillo continua a rimproverare alla nuova leadership, affidata all’ex-premier Giuseppe Conte.

La faccenda su cui si sono incagliati i due, stando a fonti vicine al garante del Movimento, sarebbe questa: per avvicinare la parti – Conte da un lato e Grillo dall’altro – ma anche per strizzare l’occhio alla vecchia base grillina, i vertici dell’M5S avrebbero accarezzato l’idea di un maggior coinvolgimento del comico genovese, anche tornando a parlare attraverso il suo blog, un tempo finestra sul mondo del M5S.

Ma il blog di Beppe Grillo conta ben 8 persone all’attivo, che – una volta attivata la ‘partnership‘ – andrebbero retribuite, anche con le risorse del Movimento, dunque dei gruppi parlamentari. Un impegno gravoso, nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro.

Da qui la trattativa tra Grillo e i vertici pentastellati, lunga e complessa. E se da un lato c’è chi sostiene che sarebbe stata la controparte a far saltare il banco, fonti del Senato assicurano, al contrario, che il gruppo di Palazzo Madama era pronto ad accollarsi le spese, ma che sarebbe stato il garante del Movimento a fare un passo indietro, timoroso anche di tornare sotto i riflettori viste le complicate vicende famigliari che vedono coinvolto il figlio Ciro.

“E’ stato Beppe a non voler portare avanti la cosa: credo che in questo momento non voglia che si parli di lui, la vicenda del figlio lo occupa a tempo pieno”, racconta all’Adnkronos una fonte parlamentare molto vicina al garante.

Grillo non vuole altra ‘pubblicità’. Ha bloccato qualsiasi tipo di operazione perché vuole il più assoluto riserbo in questo momento. Non è una questione di soldi“, assicura la stessa fonte.

Stipulando il contratto con un gruppo parlamentare, inoltre, i contenuti del blog di Grillo sarebbero stati vincolati al racconto delle attività di deputati o senatori e quindi avrebbero avuto una connotazione meno ‘visionaria’ di quella voluta dal garante.

Sarebbe stato anche questo, raccontano, uno dei fattori a far arenare la trattativa.

Fatto sta, che la tensione ai vertici resta altissima. Chi conosce gli umori del cofondatore M5S parla di un “vaffa” del garante, raccontando di una chiusura senza precedenti.

Tanto che c’è chi non ha mancato di fargli notare – tra le persone a lui più vicine – che il simbolo del Movimento appartiene a lui, invitandolo a pensare se sia il caso di non consumare lo strappo definitivo.

“L’ipotesi che Grillo possa accettare finanziamenti dalla politica, anche se da parte di un gruppo parlamentare pentastellato, mi sembra francamente peregrina – preconizza l’avvocato Lorenzo Borrè che conosce benissimo il mondo grillino e altrettanto bene lo stesso Grillo. – Ovviamente – avverte il legale di gran parte degli espulsi dal Movimento – non parlo per Grillo né mi arrogo la potestà di interpretarne il pensiero, ma il rifiuto di finanziamenti che provengono, in prima istanza, da casse pubbliche, è la sottile, invalicabile linea rossa. E marca evidentemente le differenze. Anche se al momento Grillo non ha fatto ricorso al potere di richiedere il rinnovo della votazione assembleare per sottoporre alla scelta di un più ampio quorum la decisione di abbracciare il principio che in politica i soldi servono“.

 

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