La pillola Pfizer contro il Covid va presa “entro cinque giorni dai sintomi e non in gravidanza”

giovedì 16 Dicembre 18:44 - di Milena Desanctis
Pfizer

Dovrà essere somministrata il prima possibile dopo la diagnosi ed entro cinque giorni dall’inizio dei sintomi. La terapia dura cinque giorni e non è raccomandata in gravidanza. Mentre chi allatta dovrà interrompere le poppate al bebè durante il trattamento. Sono le indicazioni emesse dall’Agenzia europea del farmaco Ema sull’uso di Paxlovid* (PF- 07321332 e ritonavir), la pillola antivirale di Pfizer contro Covid-19.

Il parere è stato steso dal Comitato per i medicinali ad uso umano Chmp e comunicato oggi dall’ente regolatorio Ue. Il medicinale infatti, pur non ancora autorizzato nell’Unione, può essere utilizzato per trattare adulti con Covid che non richiedono ossigeno supplementare e che sono a maggior rischio di progressione verso una malattia grave.

Pillola Pfizer, ecco il dosaggio

I due principi attivi del medicinale, PF-07321332 e ritonavir, disponibili in compresse separate, devono essere assunti insieme due volte al giorno per cinque giorni, spiega l’Ema che ha predisposto la “guida” per supportare quelle autorità nazionali che decidono un uso precoce del medicinale prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio, ad esempio in contesti di emergenza, alla luce dell’aumento dei tassi d’infezione e dei morti dovuti a Covid in tutta l’Ue.

Ridotto il rischio di ricovero

L’indicazione Ema sull’uso della pillola Pfizer si basa sui risultati intermedi dello studio principale condotto su pazienti non ospedalizzati e non vaccinati che presentavano una malattia sintomatica e almeno una condizione sottostante che li esponeva al rischio di Covid grave. Questi dati – dettaglia l’agenzia – hanno mostrato che Paxlovid ha ridotto il rischio di ricovero e morte quando il trattamento è iniziato entro cinque giorni dall’inizio dei sintomi. Circa l’1% dei pazienti (6 su 607) che hanno assunto il farmaco è stato ricoverato in ospedale entro 28 giorni dall’inizio del trattamento rispetto al 6,7% dei pazienti (41 su 612) a cui è stato somministrato placebo (trattamento fittizio); nessuno dei pazienti del gruppo dei trattati è morto, rispetto ai dieci pazienti del gruppo placebo. In termini di sicurezza, gli effetti indesiderati più comuni riportati durante il trattamento e fino a 34 giorni dopo l’ultima dose sono stati disgeusia (disturbi del gusto), diarrea e vomito.

Quando non dev’essere usata

Paxlovid non deve essere usato con alcuni altri medicinali – precisa poi l’Ema – sia perché a causa della sua azione può portare ad aumenti dannosi dei loro livelli ematici, sia perché al contrario alcuni farmaci possono ridurre l’attività di Paxlovid stesso. L’elenco è incluso nelle condizioni d’uso proposte. La pillola anti-Covid non deve essere utilizzata anche in pazienti con funzionalità renale o epatica gravemente ridotta. Paxlovid non è raccomandato durante la gravidanza, ma anche nelle donne che non usano contraccettivi e possono iniziare una gravidanza. Queste raccomandazioni sono dovute al fatto che studi di laboratorio sugli animali suggeriscono che dosi elevate del farmaco possono avere un impatto sulla crescita del feto. Le condizioni d’uso proposte saranno pubblicate a breve sul sito web dell’Ema. I consigli dell’Agenzia possono ora essere utilizzati per supportare le raccomandazioni nazionali sul possibile uso del medicinale prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio.

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