Il vero scopo dello stato d’emergenza fino a marzo: sbarrare il Quirinale a Draghi. Chi rema contro

martedì 14 Dicembre 9:19 - di Gabriele Alberti
Stato d'emergenza Draghi

Lo stato d’emergenza prolungato fino a marzo ha uno scopo non tanto recondito: incatenare Draghi a Palazzo Chigi. Non è un parallelismo improprio o malizioso, se è vero che oggi Verità, Stampa, Libero e Giornale mettono in chiaro come  la campagna vaccinale si stia intrecciando con quella del Quirinale.  “Mi spiego – scrive Belpietro – : il provvedimento non è ritenuto indispensabile per affrontare una situazione fuori controllo, che non c’è; ma per legare Mario Draghi alla poltrona di presidente del Consiglio e impedirne l’ascesa al Colle”. La correlazione è evidente: la dichiarazione di emergenza che oggi approderà al Cdm mal si sposerebbe con l’incarico di capo dello Stato all’attuale premier Draghi. Sarebbe percepita dal punto di vista isituzionale come “una scelta poco responsabile e dunque incompatibile con la situazione: in quanto avrebbe un effetto destabilizzante, perché in un momento decisivo per le scelte di rilancio economico, l’Italia si priverebbe della persona più autorevole di cui dispone: assegnandole un ruolo non operativo come quello di presidente della Repubblica”. Questo il ragionamento di Belpietro, direttore de la Verità.

Chi ha paura di Draghi al Quirinale tifa per lo stato d’emergenza al 31 marzo

A tifare per il proseguimento dello stato d’emergenza ci sono vari attori: il ministero della Salute Speranza e i funzionari ministeriali gioiscono perché la misura garantisce poteri speciali alla struttura commissariale; e preserva le funzioni delle varie commissioni tecniche, che con Draghi premier rimarrebbero inalterate. Al contrario: “la nomina di Draghi al Colle  rischierebbe di essere percepita come un passo indietro, vale a dire una fuga, in uno dei momenti decisivi nella lotta al virus. Il prolungamento dell’emergenza di due-tre mesi consentirebbe di  bypassare la votazione sul dopo Mattarella. Detto ancora più brutalmente: se Draghi se ne andasse da Palazzo Chigi, senza emergenza, “insieme con lui potrebbero essere indotti a traslocare in tanti, perché l’avvicendamento non garantisce di essere indolore”.

Con un nuovo permier nessuno nel governo si sente al sicuro

Chi sostituisse Draghi alla guida dell’esecutivo potrebbe essere indotto in tentazione di fare qualche “ritocchino” tra i singoli esponenti dell’esecutivo. Magari sostituendone qualcuno che non ha particolarmente brillato. E ce ne sono tanti. La parola da scongiurare tra costoro è “rimpasto”. Nessuno nella vasta compagine governativa si sente al sicuro. Belpietro fa un esempio concreto: ” Se a Palazzo Chigi andasse per esempio Marta Cartabia, la Guardasigilli potrebbe decidere di non ereditare tutto l’esecutivo a scatola chiusa; ma potrebbe aver voglia di sostituire qualche ministro, ad esempio quello della Salute. Un rischio che né Speranza né altri vogliono correre”. C’è anche un’altra paura da scongiurare: se Draghi si insediasse al Colle, potrebbe aprirsi un varco per anticipare le elezioni. Che non sono viste più come il “bau bau”. Dunque, blindare Draghi a Palazzo Chigi con  la dichiarazione dello stato di emergenza “toglierebbe le castagne dal fuoco a chi non vuole sporcarsi le mani”.

Il vero scopo (politico) dietro il prolungamento dello stato d’emergenza

In giornata, pertanto, in Cdm si deciderà la durata dell’emergenza che ora è una mini-proroga fino al 31 marzo 2022. Scrive il Giornale: “In caso di trasloco al Colle, Draghi dovrebbe mollare la guida dell’esecutivo 45/50 giorni prima della fine dell’emergenza. Un terreno scivoloso dove si incrociano vari ostacoli. Chiudere l’emergenza il 31 marzo porta con sé una serie di nodi da sciogliere. Il primo: la struttura commissariale guidata dal generale Figliuolo. Si fa largo l’ipotesi di trasferire i poteri in capo alla Protezione Civile. Ma anche in questo caso ci sarebbero limiti legislativi”. Dunque, “incastrare” Dragi al ruolo di premier garntirebbe un po’ tutti, partiti della maggioranza in testa.

Prolungare lo stato d’emergenza complica a Draghi la via del Colle

Anche i retroscenisti della Stampa vedono un secondo fine dietro l’accelerazione di Draghi per il prolungtamento dell’emergenza: “La proroga permette al governo di continuare a ricorrere ai provvedimenti d’urgenza, alle Regioni di firmare ordinanze, al commissario straordinario di operare con i super poteri contro il Covid…”. Ma c’è una “seconda variabile, che a Palazzo Chigi confessano però sottovoce, più politica. Sentir dire che Draghi avrebbe spinto per il superamento dello stato di emergenza assecondando le proprie ambizioni quirinalizie, non è stato gradito nell’entourage del premier. Certamente però c’è chi, soprattutto nel Pd, in Forza Italia e tra i parlamentari del M5S, spera che questa decisione adesso convinca Draghi a restare a Palazzo Chigi fino al 2023”.

 

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