I punti oscuri della linea “no Dad” di Draghi: qualcosa non torna e il piano va a rilento

giovedì 23 Dicembre 9:27 - di Gabriele Alberti
Draghi "non Dad"

No alla Dad, scuola in presenza: Mario Draghi ne ha fatto un dogma fin dal suo insediamento, fino a ribadirlo nella conferenza stampa di mercoledì. Ma qualcosa non torna. Il mantra evocato è “difendere le normalità raggiunta”. Il che significa nell’ottica draghiana,  “scuola in presenza”,:anche se per poterla mantenere bisognerà prendere “tutte le precauzioni possibili”. Oggi in cabina di regia si deciderà quali. Ma qualcosa non torna. E a notarlo suo quotidiani oggi in edicola è il Foglio, che parla di ottimismo della  volontà contro i dati della realtà. Infatti fino a ieri l’altro il fronte scuola nella lotta al virus era apparso “di nuovo in bilico, vista la dichiarazione del sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri:“Se ci saranno numeri come quelli del Regno Unito potremo valutare la chiusura”.  Parole pesanti, conciliarle è esercizio difficile.

Draghi e il “dogma” no Dad: cosa non torna

Dunque, l’ottimismo della volontà – che non è solo di Draghi ma della maggior parte delle famiglie- vacilla, in quanto in questi giorni si sono ascoltate visioni differenti:  Patrizio Bianchi, a “Uno Mattina”, blinda il calendario scolastico: “sarebbe un errore” prolungare la chiusura degli istituti”. Il sottosegretario Sileri “ammorbidiva, definendo “ipotesi remota” la chiusura prolungata di due settimane: lo scontro tra visioni era apparso in filigrana già alla vigilia della conferenza stampa del premier”, scrive Marianna Rizzini.  “Mario Rusconi, presidente dei presidi nel Lazio, aveva stigmatizzato poi l’abitudine di prendere la “scorciatoia” e di “scaricare sulla scuola problemi molto più ampi”. Ecco il punto: i problemi sono “molto più ampi” e ci si ostina a sottovalutarli.

“No Dad” nella scuola: Draghi insiste, ma il piano di Figliuolo va a rilento

Anzitutto “il sovraccarico di lavoro in capo alle Asl e la difficoltà nel tracciamento. Difficoltà, questa, che si mette di traverso alla volontà di puntare su vaccini e tamponi per cercare di rallentare la corsa del virus”.  Draghi infatti proprio per arginare le critiche è andato al punto: “Occorre prendere precauzioni, la prima cosa da fare è uno screening negli istituti; e su questo il commissario straordinario per l’emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo si è messo al lavoro”. Ebbene, è vero che l’esercito è in campo da dicembre con il progetto di intervento ( laboratori mobili, aiuto alle Als per i tamponi). Ma i presidi lamentano l’avvio troppo lento del piano. “Nonostante le ripetute sollecitazioni, lo staff del commissario straordinario ha preferito non fornire i dati ufficiali del dispiegamento di forze in campo- riporta il Fatto Quotidiano- . Limitandosi a spiegare che solo 6 regioni al momento hanno chiesto l’aiuto dell’esercito per tracciare più in fretta i contagi”.

Solo 38 militari per quattro regioni

Si tratta di 4 quattro regioni, in realtà: Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Molise, “e in tutto hanno ricevuto 38 militari per supportare il tracciamento. Aiuto sufficiente? Non di certo. “Basti un dato: l’Emilia Romagna aveva chiesto 120 militari, ne sono stati inviati 8″. Ieri la sottosegretaria all’istruzione Barbara Floridia ha fatto una  rassicurazione di maniera: “In merito al tracciamento e al raccordo con le Asl, si è trovata una intesa con la struttura commissariale per aiutare i territori a effettuare lo screening nelle classi”. Che, appunto, al momento è deficitaria. Oggi, 23 dicembre, vedremo se il governo terrà il punto sul “no” alla Dad generalizzata tenedo conto delle criticità manifestatesi.

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