Gad Lerner straparla in preda a delirio ideologico: pur di attaccare la Meloni confonde patriota con camerata

mercoledì 15 Dicembre 13:49 - di Ginevra Sorrentino
Gad Lerner

Gad Lerner straparla. E in preda a furore ideologico e delirio etimologico, pur di attaccare Giorgia Meloni confonde – e assimila – il termine “patriota” con “camerata”… Il mainstream sta letteralmente dando di matto. Quel termine evocato da Giorgia Meloni nel discorso conclusivo della settimana di Atreju li ha messi spalle al muro da dove, in questi giorni, i maître à penser della sinistra di dimenano nel disperato tentativo di riguadagnare terreno e di provocare. Già, perché quel richiamo alla difesa di un’idea nazionale e politica li ha fatti sentire nudi e disarmati. E nell’affannosa ricerca di tappare – almeno dialetticamente – i buchi lasciati scoperti dalla contraddittorietà e inoperosità dell’establishment di governo dem, provano a supplire con la solita propaganda retorica. Fatta di invettive e di ardimentose “arrampicate sugli specchi”.

L’ultimo, “retorico” attacco di Gad Lerner a Giorgia Meloni

E allora, l’ultimo dello sterminato elenco di guru della sinistra impegnati nella mission impossible di additare il nemico per legittimare sterili discettazioni etimologiche. E colmare il vuoto politico – oltre che la perdita di terreno sociale, tradotta quotidianamente nei sondaggi in emorragia di consensi – che li attanaglia: è Gad Lerner. Che volendo dire la sua nel controverso dibattitto in corso, sui social pubblica un post in cui, in modo arbitrario quanto discutibile, attacca la Meloni per il fatidico termine menzionato nel suo appassionante discorso di chiusura della kermesse di Fratelli d’Italia. Una riflessione lunga e argomentata, esplicitata nell’ambito di un ampio contesto. La parola finita all’indice, come tutti stancamente sanno ormai, è “patriota“. Un riferimento letto. Sezionato al microscopio. Reinterpretato etimologicamente e pretestuosamente adattato dall’intellighenzia dem in nome di una “licenza politica” davvero ingiustificabile.

Parole all’indice e lettere scarlatte: la versione della sinistra sul termine “patriota”

Ciò detto, il post di Gad Lerner recita testualmente: «Giorgia Meloni adopera la parola “patriota” come sinonimo di “camerata”. Cioè come distintivo retorico della sua comunità. Lo schema rimane sempre lo stesso: “Noi siamo veri patrioti, gli altri sono traditori della patria”. Ma il nazionalismo oggi è solo un ferrovecchio riciclato». Una parola messa al bando dalla sinistra e relegata nel dizionario come sinonimo di un mondo e di un periodo storico da rinnegare. Abiurare. Sconfessare e cancellare. Che la Meloni ha rispolverato. Riadattato. Rinvigorito in nome di una politica mirata a ribadire e salvaguardare i diritti e gli interessi del Belpaese e dei suoi cittadini tutti. E, dunque, in occasione del suo discorso di chiusura ad Atreju, declinato in termini comunitari rispetto all’iniquo operato della Ue.

L’infedele Gad torna a sventolare il logoro vessillo del nemico “fascista”

Ma di tutto questo, l’affondo dell’infedele Gad finge di non essersi reso conto. Di ignorarlo in funzione di una rivisitazione quanto più qualunquistica e velenosa possibile. Intanto, perché paragonare i termini “patriota” e “camerata” è discretamente sconsiderato, oltre che un falso, per quanto d’autore, in quanto firmato da uno degli intellettuali di sinistra più rivendicati e omaggiati. Oltre che una bassezza dietrologica, mirata a sventolare il solito, logoro vessillo dell’equivalenza patria-fascismo in termini discriminatori. E totalmente in spregio al dato innegabile secondo cui ormai – e da parecchi anni a questa parte – la storiografia ha “riabilitato” il significato della parola “patria”, al di là di facili revisionismi. Affrancandola dal particolare riferimento a un periodo storico (e il primo è sdtgato proprio il presidente Ciampi, non esattamente un “camerata”). E semmai rilanciandola come espressione di un patrimonio tricolore condiviso: non per niente celebrato il 2 giugno da istituzioni e cittadinanza civile.

Da Gad Lerner discettazioni strumentali che passano per l’uso demagogico dell’etimologia ma…

Motivo per cui attaccando la Meloni, l’infaticabile Gad Lerner alle prese con etimologia di parte e tic anti-meloniani, mirando alla leader di FdI ha offeso tutti quelli che, e non sono pochi, credono nel concetto di “Patria”. Infiammato dal solito furore ideologico contro l’atavico nemico “di destra”. Peraltro, il giornalista e scrittore dimentica – o finge di farlo – che il discorso della presidente di Fratelli d’Italia, quello in cui compare la fatidica parola da lettera scarlatta, era rivolto a illustrare e argomentare quello che dovrebbe essere l’atteggiamento di un Paese sensibile e rispettoso nei confronti della sua cittadinanza con l’Unione europea. A partire dalla difesa dei confini nazionali a fronte della dissennata gestione dei flussione migratori, contro cui proprio oggi peraltro, Draghi è tornato ad alzare la voce. Per non parlare di questioni fiscali. Economiche. Immobiliari (e l’ultimo colpo che la Ue ha provato a sferrare al mercato delle case con l’esproprio ecologista la dice lunga…). Per non tacere di questioni culturali e diplomatiche.

Un termine, patriota, a cui la Meloni ha ridato vigore politico e smalto identitario

Le stesse che hanno portato la Meloni a dire quanto ripreso abbondantemente dai media per la forza della sua metafora. E quanto strumentalizzato fino alla noia dalla sinistra radical kitsch: «Io cerco un capo dello Stato gradito agli italiani, non ai francesi, come dice la sinistra. Come dimostra il Pd. Hanno favorito la svendita oltralpe e svenduto le telecomunicazioni. La Fiat, la Borsa. Tutte aziende finite in mano francesi». Concludendo ironicamente: «Palazzo Chigi è l’ufficio Stampa dell’Eliseo: Letta è il suo Rocco Casalino». Parole forti che la sinistra ha mal recepito. Sconfinando e sfruttando demagogicamente il termine “patriota” per dissimulare le proprie responsabilità e mirare dritto sull’avversario. Che, più e meglio degli altri, prova a difendere e a far valere, a Bruxelles e Strasburgo, la difesa di un’identità culturale. Di un Paese in ginocchio. Un diritto e un dovere che non dovrebbero essere né solo di destra, o di sinistra o di centro: ma un interesse e un obbligo comuni.

 

 

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