Facebook perde anche in Appello: dovrà risarcire un utente cancellato per i post su Mussolini

giovedì 30 Dicembre 10:12 - di Vittorio Giovenale
Mussolini Facebook

Facebook dovrà risarcire i danni a un utente italiano che aveva avuto l’account bloccato per 4 mesi dopo la pubblicazione di alcuni post su Mussolini e sulla Repubblica sociale. Lo riporta oggi il Sole 24 ore citando la sentenza della Corte d’appello dell’Aquila con la sentenza 1659 pubblicata lo scorso 9 novembre che fa il punto sul rapporto contrattuale che si instaura quando ci si iscrive a una community virtuale.

Un avvocato bolognese aveva presentato ricorso

L’avvocato bolognese Gianni Correggiari era stato “bannato” da Facebook per aver pubblicato le foto di Benito Mussolini e alcuni post con la bandiera della Repubblica Sociale Italiana. Post che, secondo il Social network, violavano il rispetto degli standard della community. Oltre ad aver rimosso dal profilo dell’avvocato una foto di Mussolini in occasione del suo compleanno, Facebook aveva anche sospeso l’utilizzo dell’account dello stesso per episodi analoghi per un totale di 123 giorni complessivi. L’utente Fb aveva presentato ricorso assistito dall’avvocato Antonio Pimpini del foro di Chieti. Nel febbraio 2020, il Tribunale di primo grado aveva condannato Facebook a un risarcimento di 15mila euro a titolo di danno morale.

Il post su Mussolini e la scelta di Facebook

Nella sentenza del novembre scorso, la Corte d’appello ha ritenuto lecite le prime due sospensioni dell’account effettuate per commenti lesivi dell’altrui reputazione. Infatti, l’utente aveva, tra l’altro, definito “cretino” il proprio interlocutore, mentre ha ritenuto illegittime le successive. E questo perché «la mera pubblicazione di una foto con un commento che si limita all’espressione del proprio pensiero (…) non si ritiene sufficiente a violare gli standard della comunità». Per questo motivo, i giudici hanno ridimensionato il risarcimento dovuto, quantificandolo in tremila euro complessivi anziché 15mila.

Come scrive il Sole 24 ore, «si tratta, a ben vedere, di un giudizio di bilanciamento delicato, che però impone ai social network un dovere di attenta verifica delle segnalazioni. Del resto, un utente potrebbe chiedere e ottenere dai social la rimozione di contenuti ritenuti in prima battuta erroneamente “conformi agli standard della comunità”».

L’esultanza dell’utente: ha vinto la libertà di pensiero

«Ha vinto la Libertà», ha scritto su Fb Gianni Correggiari commentando la sentenza d’Appello. «Facebook in grado d’appello ha ottenuto la riduzione del risarcimento a me riconosciuto in primo grado, la Corte avendo ritenuto legittime due sospensioni su cinque da me subite.
I post illegittimi sarebbero due. Nel primo, l’aver definito in termini offensivi la vecchia proposta di legge Fiano. Il secondo, l’aver definito, in una chat, “cretino” uno che si era comportato da tale. E contro questa parte della sentenza ricorrerò per Cassazione.
La cosa importante è però che la Corte d’Appello ha ritenuto che le mie dichiarazioni ritenute apologetiche del fascismo costituissero “legittima espressione del pensiero”. Non censurabile neppure da Facebook. Qualche migliaio di euro in più o in meno non spostano i termini della questione. Che è questa: Facebook non può censurare le opinioni. L’ha scritto, per la prima volta, una Corte d’Appello in Italia».

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *