Draghi, 35 voti di fiducia. Batte anche il record di Monti. FdI: non c’è rispetto per il Parlamento

martedì 28 Dicembre 19:54 - di Redazione
Draghi

Con la fiducia chiesta alla Camera sulla legge di Bilancio, il Governo di Mario Draghi raggiunge quota 35 in quasi undici mesi. Senza contare quella posta all’atto dell’insediamento nei due rami del Parlamento e considerando che i lavori parlamentari riprenderanno l’11 gennaio, la media per l’attuale esecutivo è di quasi 3,2 voti al mese, un record che supera quello di Mario Monti, che era ad una media di 3 al mese, in un raffronto basato sulle ultime tre legislature. Seguono il Conte due, con una media di 2,25, i Governi Gentiloni (2,13), Renzi (2), Letta (1,11), Berlusconi quattro (1,07), Conte uno (1).

Dopo i 262 sì, i 40 no e i due astenuti e i 535 sì, i 56 no e i 5 astenuti, con i quali l’attuale premier e i suoi ministri ottennero la fiducia, rispettivamente, al Senato il 17 febbraio e alla Camera il giorno dopo, le Assemblee di Palazzo Madama e Montecitorio sono state chiamate come detto in altre 35 occasioni a rinnovare il proprio consenso su provvedimenti di iniziativa governativa, sempre su decreti legge fatta eccezione per i disegni di legge di riforma della giustizia penale e civile.

Sulla manovra sono stati diversi gli interventi di fratelli d’Italia. Massimiliano De Toma ha osservato che  “risulta difficile per le famiglie e le imprese considerare questo governo ‘dei migliori’ visto che non è riuscito a dare alcuna risposta alle loro problematiche. Settori fondamentali, come quello marittimo balneare, quello del turismo, della ristorazione e del Made in Italy, sono stati lasciati soli. L’area che si respira in questo strano Esecutivo è irrespirabile, così come è quella nelle scuole dove la ventilazione meccanica, da sempre richiesta da Fdi, applicata dalla regione Marche dal presidente Acquaroli e sostenuta anche dall’Oms, non è stata ancora applicata”.

“Da questa finanziaria – ha detto Salvatore Caiata – Fratelli d’Italia avrebbe voluto di più, ma soprattutto provvedimenti che potessero rilanciare la Nazione. Invece sulla legge più importante dell’anno c’è totale confusione, i partiti la disconoscono e sembra che nessuno faccia parte di questa maggioranza di governo. Non era mai successo che la discussione su un documento fondamentale che decide il destino dell’Italia si riducesse a sole quattro ore, senza neppure la possibilità di fare delle modifiche. Dal presidente Draghi ci saremmo aspettati una manovra ricca di visione che doveva tracciare la rotta per una spesa buona, che lui stesso aveva pontificato quando non era presidente del Consiglio. Purtroppo così non è stato”.

“Il presidente Fico – ha infine sottolineato Salvatore Deidda –  invece di parlare ai giornali, dovrebbe venire in Aula e pretendere dal governo rispetto per il Parlamento. Il lavoro di questa maggioranza sembra essere solamente quello di passare emendamenti all’amico sottosegretario per assicurare risorse ai singoli Comuni di riferimento. Questa legge di Bilancio è l’ennesimo fallimento di una maggioranza impaurita dalla fine di questo mandato e consapevole che questo esecutivo non rappresenta più i cittadini”.

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