Covid, Bertolaso dà il via alla “guerra” contro Omicron e accelera: «È una corsa contro il tempo»

22 Dic 2021 10:35 - di Adriana De Conto
Bertolaso

Guido Bertolaso, responsabile della campagna di vaccinazione Covid in Lombardia, accelera e dichiara guerra al nemico Omicron. Sapeva che la battaglia contro il Covid non era finita, lo ha sempre dichiarato: sarebbe stata a dicembre quella decisiva. La situazione epidemiologica lo certifica. Ecco che allora prepara una strategia, una tattica per affrontare questo  nemico subdolo dagli esiti non ancora visibili ma che “potrebbe non aver ancora dato il peggio. Quindi va anticipato”.

Bertolaso chiama alla volata finale contro il covid

«E l’ultima curva è a fine mese: una corsa contro il tempo se vogliamo stare davanti a Omicron», spiega Guido Bertolaso al Corriere della Sera. Il responsabile della campagna di vaccinazione Covid in Lombardia incita alla volata finale contro l’accelerazione di Omicron. La Lombardia va forte, si stanno facendo una media di 100 mila vaccinazioni al giorno.  Non basta più? Risponde Bertolaso: «Ieri siamo saliti a 107 mila. Oggi ne dovrei fare 110 mila. Ma dobbiamo fare molto di più. Quella contro la nuova variante è una volata. Possiamo arrivare almeno a 150 mila dosi al giorno. Alzeremo un po’ il pedale solo il giorno di Natale».

“Servono rinforzi”

Per il rush finale  «serve uno sforzo in più». Facendo un raffronto con la situazione di luglio, l’ex numero uno della Protezione civile ragiona: a luglio “sul campo c’erano 3.200 tra medici, infermieri e personale amministrativo. Oggi stiamo facendo gli stessi target con 2.100. Abbiamo un vantaggio di esperienza che ci consente di stare a quel passo. L’anamnesi è più veloce. La gente è abituata. Ma servono rinforzi». Intanto, accelerare con la campagna vaccinale è decisivo: «Lo è forse ancora di più oggi. Su Omicron gli elementi di analisi non sono scolpiti nel marmo. Ma l’unica certezza che unisce la scienza è la necessità della dose booster».

La tattica di Bertolaso

Bertolaso ha le idee chiare su come poter reclutare altro personale. «Nella Finanziaria c’è la proroga per tornare ad arruolare gli specializzandi, che sono stati e possono tornare ad essere una risorsa importante. Con la proroga dello stato d’emergenza poi si possono richiamare anche i medici in pensione. Il mio appello va ai medici di base: ci sono cooperative che hanno fatto un lavoro straordinario. Ma i medici che non si sono consociati non li fanno o ne fanno pochi. Invece potrebbero dare una grossa mano, soprattutto sul fronte dei domiciliari». Altra proposta: tenere aperti gli hub, «con alcuni rinforzi di personale anche pensare di tenerli aperti H24». Bertolaso come suo solito si prefigge un rullino di marcia: in Lombardia 3 milioni di persona hanno fatto la terza dose di vaccino. Circa il 60 per cento della platea vaccinabile. “L’obiettivo entro fine mese che dobbiamo tenere nel mirino è coprire almeno il 75 per cento della popolazione. Anche perché abbiamo ancora dei lati scoperti assolutamente da proteggere».

“Io ottimista, le armi per vincere ci sono. Basta premere il grilletto”

Bertolaso si riferisce «a quelli vaccinati con AstraZeneca o Johnson & Johnson che si sono prenotati il ​​richiamo a 6 mesi. È scientificamente provato che quei vaccini siano meno performanti; e che, più generale, dopo cinque mesi gli anticorpi crollino».  Per questo, afferma,  “li chiameremo uno per uno dai nostri call center: sono 110 mila persone. Dobbiamo vaccinarle subito». L’altro grande fronte aperto è la campagna per gli under 12: «Ad oggi un bambino su tre di quelli vaccinati in Italia lo abbiamo fatto in Lombardia. Si è prenotato un quinto della platea totale, ma i numeri sono in grande crescita». E se gli chiedi quale sia il suo stato d’animi, si professa ottimista: «Sì, a differenza di questa estate che i vaccini erano contati, ora le armi per vincere questa battaglia ci sono. Basta premere il grilletto».

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