Così i parlamentari sfruttano i collaboratori: li mandano a fare la spesa o a comprare gli assorbenti

martedì 21 Dicembre 12:06 - di Redazione
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Sono circa 80 i collaboratori parlamentari che in questa legislatura hanno segnalato irregolarità nei contratti stipulati e condotte di sfruttamento, spesso al limite del mobbing. Lo rivela un’inchiesta del Tempo.

Sono venti le cause intentate in questa legislatura

“Ci sono ‘onorevoli’ donne – scrive il quotidiano – che mandano le loro assistenti (pagate dai contribuenti per aiutarle nell’attività legislativa) a comprare gli assorbenti in farmacia e altre colleghe che spediscono giovani laureati al supermercato a fare la spesa, che poi vogliono anche ricevere a domicilio”, si legge ancora nel pezzo che poi specifica: “Nell’attuale legislatura sono almeno una ventina le cause intentate dai collaboratori ai rispettivi parlamentari, per svariati tipi di prevaricazioni datoriali”.

I parlamentari usano scappatoie per risparmiare sul costo del lavoro

“I contratti stipulati quasi mai corrispondono al rapporto di lavoro sottostante – spiega l’avvocato Fabio Santoro, legale di fiducia dell’associazione Aicp-. I parlamentari che legiferano contro i contratti atipici, sono i primi a usare finti co.co.co., co.co.pro. o partite Iva per risparmiare sul costo del lavoro, a fronte di orari rigidi e un rapporto gerarchico che andrebbe inquadrato come subordinato”.

Alcuni collaboratori hanno scoperto che per loro non era mai stato versato un contributo

“Poi ci sono collaboratori che hanno scoperto di non avere un contributo versato dopo anni di lavoro; ad altri non è stato pagato il trattamento di fine rapporto o la tredicesima; c’è addirittura chi si è visto negare documenti fiscali come la certificazione unica. Qualcuno è stato licenziato in maniera semiritorsiva, qualcun altro senza preavviso. Insomma, il Parlamento italiano è un Far West in cui il parlamentare spende come vuole il suo budget“, prosegue Santoro.

Gli assistenti trattati come collaboratori domestici

“Gli assistenti diventano una sorta di collaboratori domestici, obbligati a lavorare senza turni, anche di domeniche in orario notturno. Per questo – riferisce l’avvocato Santoro – in un primo momento deputati e senatori hanno una reazione muscolare quando sanno di essere stati citati in giudizio e minacciano l’ex collaboratore di chiedergli un danno all’immagine. Poi, però, la stragrande maggioranza di loro, piuttosto che arrivare a sentenza e rischiare la gogna mediatica in caso di condanna, preferisce arrivare a un accordo conciliativo che risarcisce integralmente l’assistente (anche per 20mila euro) ma, di contro, lo obbliga a rigide clausole di riservatezza».

Ci sono anche contratti da 500 euro al mese

‘Il Tempo’ spiega che “lo scorso luglio la Camera ha finalmente pubblicato i dati ufficiali sul numero dei collaboratori dei deputati, richiesto da anni dall’associazione di categoria. In totale sono 488 gli assistenti contrattualizzati: solo il 24% di loro ha un contratto subordinato; il 40% circa ha un rapporto di collaborazione e il restante 36% è inquadrato come autonomo. Al Senato, invece, non è stato ancora fatto un censimento sui collaboratori, o almeno non è stato reso noto”. Santoro spiega ancora: “Io ho visto tanti contratti da 500 o 600 euro al mese. Nel migliore dei casi, e sono casi isolati, i collaboratori vengono pagati 1.000-1.200 euro netti mensili. Solo il 10% dei parlamentari stipula dei contratti dignitosi”.

 

 

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