Capezzone gela i social: alla sinistra piace la lagna di Zerocalcare, a noi le sfide di Clint Eastwood

venerdì 3 Dicembre 15:14 - di Redazione
Eastwood

Non ha dubbi Daniele Capezzone sul fatto che Clint Eastwood sia un’icona della destra. Ne ha scritto nel suo recente libro, Per una nuova destra (Piemme, pp. 252, euro 17.50). Il cui sottotitolo è tutto un programma: “Antitasse, pro libertà, dalla parte dei dimenticati della sinistra”. In quelle pagine non manca di evocare provocatoriamente dei nomi e delle icone per suggerire ai partiti del centrodestra una nuova strategia d’attacco: innanzitutto l’ispirazione politica che si può ricavare dai film di Clint Eastwood, grande libertario e conservatore.

Non stupisce dunque il tweet odierno di Capezzone che mette in contrapposizione Clint e Zerocalcare. “Voi con Zerocalcare, noi con Clint Eastwood. A ciascuno il suo, e ciascuno contento: chi con la lagna e il disagio come dimensione esistenziale; chi invece con la lotta, la sfida, l’affermazione dell’individuo contro ogni potere“.

Capezzone ha twittato la sua riflessione in contemporanea con l’uscita nelle sale italiane del nuovo film di Clint Eastwodd, Cry Macho. Ritorno a casa.  La trama ruota attorno a una ex star dei rodeo, ritiratosi dalle scene dopo avere subito un grave incidente: ora è diventato anziano, beve un po’ troppo, ma quando il suo vecchio capo gli chiede un favore, lui accetta. Si tratta di andare in Messico a cercare il figlio tredicenne del capo e riportarlo in Texas. Il ragazzo frequenta un brutto giro e la madre non vorrebbe se ne andasse, ma lui è intrigato dall’idea di incontrare il padre e così parte. Il viaggio sarà lungo abbastanza da consentire ai due uomini di conoscersi.

Del resto che Zerocalcare-Michele Rech appassioni la sinistra mandandola in brodo di giuggiole non è una novità. Fa fede quanto scritto da Nicola Mirenzi su L’inkiesta a proposito della mostra sull’artista inaugurata al Maxxi di Roma due anni fa.

Una mostra che offriva al visitatore innanzitutto la significativa biografia di un artista di periferia così riassunta da Mirenzi: “Si comincia nel 1998, quando Öcalan chiede asilo politico all’Italia e Zerocalacare scopre la questione curda. Poi c’è la rivolta di Seattle – 1999 – e Zerocalcare viene contagiato dal desiderio di rivincita sociale che si diffonde nel mondo, dopo anni di individualismo. Arriva il 2000. L’ambiente antagonista dei centri sociali si prepara alla sommossa no global e Zerocalacare – all’epoca un punkettone con una cresta rossa in testa, che non beve, non fuma e non si droga – viene picchiato selvaggiamente da un manipolo di fascisti a Bologna. E così via fino al 2018. Quando Zerocalcare ha già un successo editoriale enorme. Ma conquista anche il ruolo: “Appare in copertina sul numero di fine luglio de l’Espresso, prendendo parte a un dialogo con Michela Murgia sulla militanza politica e l’esigenza di schierarsi”.

La dualità sulla quale insiste Capezzone ci sta tutta, dunque. E del resto che Clint Eastwood fosse un’icona nell’immaginario della destra lo si ricavava anche dal manuale del pantheon antiprogressista Fascisti immaginari (libro di Luciano Lanna e Filippo Rossi) dove una voce è dedicata proprio all’attore-regista ormai 91enne. I lazzi dei social contro Capezzone sono perciò frutto di ignoranza e malafede. E quand’anche si trattasse di “appropriazione indebita” dopo tutte quelle che la sinistra ha operato negli anni (cercando di fare persino di Raffaella Carrà un simbolo del femminismo rampante) non ci sarebbe troppo da scandalizzarsi.

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