Atreju 2021: Ricolfi, Cardini e Sansonetti ridicolizzano le vestali del politicamente corretto (video)

mercoledì 8 Dicembre 18:19 - di Carlo Marini
Atreju Ricolfi

Con la presentazione del libro “Manifesto del libero pensiero” di Paola Mastrocola e Luca Ricolfi ha preso il via la terza giornata di dibattiti Atreju 2021. 

«Dobbiamo riappropriarci della libertà di parola di pensiero – ha detto Ricolfi intervenendo in videocollegamento con la platea di Atreju – Gli scrittori oggi sono intimiditi dai lettori che non sono i lettori tradizionali, ma che valutano semplicemente se quel testo potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno. Anche le serie tv sono piene di storie edificanti. Ne ha parlato molto bene Walter Siti che spiega l’autocensura a cui siamo costretti come pensatori e come scrittori».

Il dibattito è stato aperto dal senatore di FdI, Lucio Malan che ha citato alcune parti relative al manifesto dell’anti politicamente corretto a cominciare da un passo di Vittorio Alfieri: «Lo scrivere il vero è un continuo oltraggiare chi vive del falso».

Il vicedirettore del Tgr Rai, Nicola Rao ha introdotto il «manifesto in 26 punti dei libero parolisti» che rappresentnao «26 considerazioni di buon senso, assolutamente in linea con i principi cardine dell’articolo 21 della nostra Costituzione. Ormai è in corso in maniera inarrestabile una campagna partita da Oltre Oceano in cui si puniscono tutti quelli che usano la parola sbagliata o l’aggettivo sbagliato».

«Ero capo del tg Lazio – ha ricordato Rao – quando iniziò il dibattito su come Virginia Raggi dovesse chiamarsi se sindaco o sindaca, alla fine anche lei iniziò con le note ufficiali facendosi chiamare sindaca». E ancora, un esempio tra i tanti “La gallina non è un animale intelligente” di Cochi e Renato, contestata da un’associazione ambientalista che ha chiesto di cancellare il “non” dal testo della canzone».

I canoni del politicamente corretto

Lo storico Franco Cardini ha voluto ricordare invece che quella che «oggi è la “Cancel culture” un tempo era la “damnatio memoriae”. Per i vinti si attua subito, mentre per i vincitori si fa con parecchi anni di ritardo. Chissà quando si parlerà di Winston Churchill allorché procurò con il sequestro di derrate alimentari in India, tre milioni di morti di fame in Bengala».

Ad Atreju Luca Ricolfi in videocollegamento

Il direttore del Dubbio, Piero Sansonetti ha sottoscritto quasi tutti i punti del manifesto. Il caso Braibanti me lo ricordo bene all’epoca perché aveva una storia con un ragazzo. Passò due anni in prigione per plagio. L’unico modo per liberarlo fu per meriti di partigiano. Sansonetti cita poi «il regista Mario Monicelli che sull’Espresso nel 1969 un articolo scriveva un articolo contro gli omosessuali». A riprova che «il bigottismo è trasversale, attraversa la destra e la sinistra che serve a mancare una mancanza di idee. La fine delle ideologie crea un vuoto che viene compensato dove si appoggia a dei pilastri di parole». Il direttore del Dubbio ha ricordato infine che «fino al 1954 un nero non poteva avere un incarico di ufficiale in un reparto di bianchi. Colin Powell era già generale quando in Texas venne allontanato da un locale perché era solo per bianchi».

«Con Paola Mastrocola – ha detto l’autore del libro Manifesto del libero pensiero – abbiamo sentito, durante la pandemia, ancora più pesante la cappa che già sentivamo da anni. Abbiamo sentito il peso dell’autocensura. Molte persone ti dicono delle cose in privato, ma quando devono prendere una posizione pubblica hanno paura dell’establishment progressista».   

Ricolfi alla platea di Atreju ha denunciato quindi come «una minoranza ha deciso di imporre agli altri come deve parlare. Una elite autoproclamata detentrice del bene impone a noi altri come dobbiamo chiamare le cose e le persone. E’ brutto perché crea una frattura. Quando una minoranza pretende di stabilire che parole si devono usare e guarda con disprezzo a chi non si adegua, creiamo una frattura che non fa bene alla società».

 

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