Vaccino ai bambini, Belpietro: «Truccano i dati per dare la caccia ai più piccoli». Cosa dicono gli esperti

sabato 27 Novembre 9:46 - di Valeria Gelsi
vaccino bambini

Nella corsa alla prossima vaccinazione di tutti i bambini, che vede l’Italia in prima fila, numerose restano le voci della comunità scientifica che si dicono perplesse su tanta fretta e manifestano dubbi sull’opportunità stessa della somministrazione ai piccoli sani. E questo nonostante in questi giorni sia un profluvio di dati e indicazioni delle nostre istituzioni sanitarie su quanto ormai il Covid sia diventato una «malattia pediatrica», come ha detto il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, che, come indicato dall’Iss, sta colpendo in maniera non trascurabile la fascia di età tra i 5 e gli 11 anni. Il punto è, però, sottolinea qualcuno, che quando si parla di dati sul vaccino ai bambini si ha una visione incompleta, specie per quanto riguarda gli effetti del siero. E, quindi, che ancora oggi resta difficile misurare davvero il rapporto rischi-benefici.

Belpietro: «Truccano i dati per dare la caccia ai bambini»

In un editoriale su La Verità di oggi, Maurizo Belpietro lo scrive senza lasciare margini di interpretazione: «Truccano i dati per dare la caccia ai bambini». Il direttore de La Verità ha preso ad esempio un recentissimo Dataroom di Milena Gabanelli, nel quale si leggeva che «i dati disponibili mostrano che i benefici compensano i rischi». «Peccato che i numeri dicessero il contrario di ciò che si è voluto far intendere», sottolinea Belpietro, analizzando nel dettaglio i dati proposti: «Effetti collaterali del vaccino testati sui bambini da 5 a 11 anni: febbre e dolori articolari su due bambini ogni 12 durante la sperimentazione. Dopo l’autorizzazione, di effetti collaterali non ne sono stati riscontrati “perché il dato non è ancora noto“». Dunque, commenta Belpietro, al momento non si può affatto dire che i rischi siano «”compensati”, semplicemente perché non sono conosciuti».

Le ammissioni della Fda sul vaccino ai bambini

Del resto, ricorda il direttore, la stessa Food and drugs administration ha ammesso che «il numero di partecipanti all’attuale programma di sviluppo clinico è troppo piccolo per rilevare potenziali rischi di miocardite associati alla vaccinazione. La sicurezza a lungo termine del vaccino Covid 19 nei partecipanti di età compresa tra 5 e 12 anni sarà studiata in cinque studi sulla sicurezza post autorizzazione, incluso uno studio di follow-up di cinque anni per valutare le sequele a lungo termine di miocardite/pericardite post vaccinazione».

I dubbi a livello internazionale

Dai dati ai pareri, la situazione non cambia di molto. A fronte di un ampio schieramento di esperti impegnati nella serrata campagna pro vaccini ai bambini, resta un altrettanto ampio e autorevole fronte di scienziati – medici, virologi, immunologi – che raccomandano cautela. Belpietro ne cita di italiani e di esteri. Per esempio, c’è Michael Kurilla, direttore della divisione innovazione-clinica del National Institutes of Health e membro della Fda, che rifiutò di apporre la propria firma al via libera proprio per la carenza di dati sul rapporto tra rischi-benefici. Poi c’è lo studio dei professori di Oxford Sunetra Gupta e Carl Henegan, nel quale si sostiene che «vaccinare i bambini comporterebbe rischi senza alcun beneficio concreto, ma gli effetti di blocco delle infezioni Covid sarebbero incompleti e molto probabilmente transitori».

Da Vaia a Gismondo: le richieste di cautela sul vaccino ai bambini

Spostandosi in Italia è nota la contrarietà del direttore dello Spallanzani, Francesco Vaia, che da tempo e costantemente ripete che i dati sui vaccini ai più piccoli sono pochi, che per quello che abbiamo visto il comportamento del virus non giustifica l’accelerazione sulla somministrazione ai bambini sani (altro discorso per quelli fragili e a rischio, ndr) e che questa non si piò ammettere neanche come strumento di tutela della comunità, perché «non si può chiedere solidarietà sociale agli under 12». Affermazioni ripetute anche in questi giorni in cui le istituzioni sanitarie italiane dicono il contrario. Su questa linea e sempre in questi giorni si sono attestati anche la virologa Maria Rita Gismondo e Andrea Crisanti, la cui radicalità delle posizioni su vaccini e misure di prevenzione è ormai universalmente nota.

Crisanti: «Se avessi un figlio piccolo esiterei»

Eppure, lo stesso Crisanti, pur ammettendo che «prima o poi i bambini si dovranno vaccinare», ha sottolineato, ieri a Otto e Mezzo su La7, che «lo studio su cui si basa l’autorizzazione ha dei problemi», avvertendo che «è molto peggio che tutti tacciano e poi si scoprono i problemi». L’altro ieri a Piazzapulita, poi, aveva ammesso che «se avessi un figlio piccolo lo vaccinerei? Sarei esitante, non vedo questa fretta dei bambini. La priorità è la terza dose agli adulti. I bambini sono un falso problema». Intervistato dal Fatto quotidiano di oggi, invece, è Antonio Cassone, membro dell’American Academy of Microbiology ed ex direttore delle Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, ad avvertire che «i dati non bastano» e che «se aspettiamo qualche mese è meglio».

 

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