Strazio al confine tra Bielorussia e Polonia: neonato morto di freddo nella foresta. Cosa sta accadendo

venerdì 19 Novembre 9:15 - di Gabriele Alberti
neonato morto di freddo

Neonato morto di freddo  sognando l’Europa. È un pugno allo stomaco il destino di un piccolo profugo siriano che da un mese e mezzo era accampato con i genitori nella foresta bielorussa. Aspettava con la sua famiglia l’occasione buona per attraversare il confine con la Polonia. A raccontare la sua storia agghiacciante è stato il Centro polacco per l’aiuto internazionale che, mercoledì notte, ha inviato dei medici nell’area: «C’era un giovane che aveva forti dolori addominali, era affamato e disidratato. Poco più in là una coppia siriana aveva bisogno di aiuto. L’uomo aveva una lesione al braccio e la donna una ferita da coltello nella gamba, il loro bambino di un anno era morto». Le tensioni geopolitiche tra Russia, Bielorissia, Polonia e Unione europea porteranno sulla coscienza la morte inaccettabile  del piccolo siriano morto di freddo a un anno e mezzo alle porte d’Europa. Emblema della crisi che sta contrapponendo Minsk a Bruxelles.

Neonato morto di freddo: strazio al confine tra Bielorussia e Polonia

È sempre più emergenza sanitaria al confine tra Bielorussia Polonia, dove da tempo migliaia di persone fuggite da Medio Oriente e Asia centrale sono accampate sopportando, tra le altre cose, il rigido inverno locale che non dà tregua. Un reportage del Corriere dà conto che finora si è saputo di undici decessi ma potrebbero essere molti di più i corpi senza vita nascosti nella foresta. “Pochi giorni fa un ragazzo di 19 anni, Ahmad Al Hasan, è morto affogato mentre tentava di attraversare il fiume Bug. Intanto ieri, a sorpresa, le autorità di Minsk hanno sgomberato l’accampamento dei migranti nella zona frontaliera tra il villaggio bielorusso di Bruzgi e quello polacco di Kuznica, dove nelle scorse settimane si erano ammassati circa duemila profughi provenienti principalmente dal Medio Oriente e dall’Africa. Uomini, donne e bambini sarebbero stati trasferiti in un centro”.

Neonato siriano morto di freddo: non si sblocca la trattativa tra gli stati

I gesti distensivi di Minsk erano arrivati  “dopo le due telefonate intercorse tra Angela Merkel e Alexander Lukashenko. Un tentativo di mediazione. Una portavoce del presidente bielorusso ha sostenuto che, dei 7 mila migranti ammassati sulla frontiera, cinquemila sarebbero stati rimpatriati da Minsk; mentre per i restanti duemila la cancelliera voleva negoziare con l’Ue la creazione di «corridoi umanitari verso la Germania». Una notizia subito smentita seccamente dal ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer. Bruxelles ha fatto poi sapere di voler mantenere la linea dura e ha assicurato di voler al più presto l’entrata in vigore del nuovo pacchetto di sanzioni concordato lunedì al Consiglio Affari Esteri.

Bomba migranti nel cuore d’Europa, ma nessuno fa un passo indietro

E’ un braccio di ferro che non si sblocca. I migranti partono dal Medioriente e arrivano in Bielorussia con il favore del governo che concede i visti. Poi restano ammassati al confine polacco. L’accusa da parte dell’Ue è che Minsk spinga i profughi verso il confine con l’intenzone di mettere in difficoltà l’Unione europea. Che è considerata un avversario politico del regime autoritario bielorusso di Alexander Lukashenko. Il quale sfrutterebbe la chiusura dei Paesi dell’Europa orientale ai migranti. Come riporta il Post, secondo le stime della Polonia, sono stati circa 30mila i tentativi di ingresso dalla Bielorussia. Sono gli stessi migranti ad affermare – ricostruisce Sky Tg24 -che il loro viaggio è stato incoraggiato e in parte organizzato proprio dal governo bielorusso.

Migranti incoraggiati da Lukashenko

Alla Bbc, il viceministro dell’Interno lituano Kęstutis Lančinskas ha dichiarato che l’operazione sarebbe iniziata a marzo: “quando abbiamo saputo che le autorità bielorusse stavano semplificando le procedure burocratiche per rilasciare visti ‘turistici’ in Iraq”. La Bielorussia avrebbe appaltato le procedure burocratiche per produrre visti ad agenzie di viaggi esterne. Le quali pubblicizzerebbero pacchetti vacanza per Minsk “tutto incluso” nelle chat di WhatsApp o nei gruppi Facebook. Avendo un visto di un Paese al confine del territorio dell’Unione Europea, i profughi evitano la “rotta balcanica”. Da mesi, inoltre, diverse compagnie aeree presenti in Medio Oriente hanno attivato collegamenti diretti fra Minsk e città come Istanbul, Damasco e Dubai. Tra queste c’è anche Belavia, la compagnia aerea bielorussa. L’Ue ha mobilitato 700mila euro per cibo, coperte e kit di primo soccorso, ma la presidente della Commissione accusa: “Il regime bielorusso deve smettere di adescare le persone, mettendo a rischio le loro vite”.

La posizione della Polonia

Solo a novembre sono stati 5mila i tentativi di forzare il confine polacco da parte dei migranti in fuga dal Medio Oriente ammassati in Bielorussia, rispetto alle poche decine dell’intero 2020. Negli ultimi giorni la situazione è degenerata – riporta Sky Tg24- con il ministero della Difesa di Varsavia che ha denunciato il ferimento di un agente mentre le guardie bielorusse restavano a guardare.  Per fermare le persone la Polonia sta usando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Minsk accusa la Polonia di voler “aggravare ulteriormente la situazione e soffocare qualsiasi progresso verso un accordo” che ponga fine alla crisi. Intanto Mosca, che appoggia la Bielorussia, ha definito l’utilizzo dei lacrimogeni “assolutamente inaccettabile”. La Polonia, dal canto suo, ha annunciato che già a dicembre comincerà a costruire un muro al confine con la Bielorussia. Una decisione permessa dai trattati dell’Ue, anche se Bruxelles ha affermato che non ci sarà alcun finanziamento europeo all’opera. Non se ne esce. Lo strazio per la morte del bimbo sta lì a dimostrarlo.

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