Quirinale, il ruolo defilato del Vaticano. “La santa Sede? A nessuno viene in mente di consultarci”

giovedì 25 Novembre 12:20 - di Redazione
Vaticano

Il Vaticano si tiene lontano dalle grandi manovre che precedono la partita del Quirinale. Lo assicura un anziano monsignore in un colloquio con Massimo Franco per il Corriere della Sera. “Sono passati i tempi – confessa il prelato – in cui la Santa Sede veniva consultata e diceva la sua sulla scelta del presidente della Repubblica italiana. Quella storia è finita da anni. Non contiamo più, e oltre tutto non sapremmo neanche con quali interlocutori parlare“. Spiega poi un vescovo che conosce bene il Parlamento e il Papa: «La Santa Sede non vuole intervenire perché questa è la volontà del pontefice, in continuità con i predecessori».

Da 30 anni non c’è la Dc e i papi stranieri si tengono lontani dai partiti

Si vede, commenta Franco, “che da quasi trenta anni non esiste più la Dc”. Ciò ha cambiato le dinamiche e la storia dei rapporti tra le due sponde del Tevere. Così “l’argentino Francesco, come prima di lui il tedesco Benedetto XVI e il polacco Giovanni Paolo II, verso la politica italiana hanno assunto un atteggiamento distaccato”.

Vaticano, il conflitto tra Scalfaro e i sacri palazzi per colpa di Berlusconi

Il Vaticano e il Quirinale si trovarono in conflitto ai tempi di Oscar Luigi Scalfaro, il quale – annota Massimo Franco -“entrò presto in rotta di collisione col segretario di Stato, Angelo Sodano, e col presidente della Cei, Camillo Ruini. Dopo il 1994, li accusava di essere troppo indulgenti nei confronti del centrodestra nascente di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini, leader di Alleanza nazionale. E in Vaticano imputavano all’inquilino del Colle una marcata inclinazione a sinistra. Da allora, è stato sempre più chiaro che la sintonia tra i sacri palazzi e i politici cattolici non costituiva più un dato scontato”.

Vaticano, l’elezione di Napolitano

Uno dei protagonisti occulti della diplomazia vaticana spiega che l’ultima volta che ci fu un intervento, ma non “decisivo”, fu per l’elezione di Giorgio Napolitano. «Ci muovemmo perché si muovevano altri poteri, a noi ostili», confida alludendo alla massoneria. «E concordammo che Napolitano era la soluzione migliore rispetto ad altre candidature di sinistra».

Oggi però, continua la fonte, “è difficile immaginare il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, che parla con qualcuno del voto per il Quirinale. A volte mi chiamano dei parlamentari per sondarci e io rispondo: telefonate alla Cei. Ma non sanno a chi rivolgersi», racconta il vecchio negoziatore. «È vero anche il contrario, però: i vescovi non sanno bene chi rappresenti chi, nei partiti».

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