Lamorgese, la patetica difesa di Scalfarotto: lei come la Boldrini, la attaccano perché donna

martedì 2 Novembre 14:57 - di Francesco Severini
Lamorgese

Lamorgese non si tocca. A questa parola d’ordine si adegua anche il sottosegretario all’Interno Ivan Scalfarotto (Italia Viva), in un’intervista a La Stampa, all’indomani del rave party clandestino alle porte di Torino. Solo che nell’ansia di difendere il ministro, Scalfarotto va un po’ oltre, dichiarando che un ministro come lei ce lo invidia tutto il mondo.

Scalfarotto: il nostro ordine pubblico è in mani eccellenti

Ecco l’azzardo di Scalfarotto su Lamorgese: «Il nostro ordine pubblico è in mani eccellenti. Tra Lamorgese, il capo della polizia Lamberto Giannini e il sottosegretario con delega alla sicurezza Franco Gabrielli. Si tratta di tre persone con una lunga esperienza. Che lavorano in modo eccellente e che ci invidiano in tutta Europa, per non dire in tutto il mondo. Trovo peraltro molto singolare che la Lega attacchi continuamente la ministra in materia di ordine pubblico».

“Lamorgese è una donna, la attaccano come hanno fatto con la Boldrini”

E poi ci infila anche un po’ di vittimismo filo-gender. Lamorgese, osserva, guarda caso è una donna. E allora? «Non credo sia un caso – continua Scalfarotto – che in passato abbiamo assistito ad attacchi all’ex ministra Elsa Fornero. All’ex presidente della Camera Laura Boldrini e ora alla ministra Lamorgese. La quale, peraltro, riveste la carica con straordinario equilibrio. Qualità quanto mai preziosa nella gestione dell’ordine pubblico. Che costituisce un settore delicato e complesso».

Dopo avere detto che è impossibile prevenire un rave party, il sottosegretario ne spara un’altra: non sarebbe il ministro dell’Interno il responsabile di ciò che avviene sul suolo nazionale a livello di sicurezza ma la rete di prefetti e questori. I quali però, guarda caso, obbediscono al Viminale. «Oggi la ministra Lamorgese viene chiamata in causa – dice Scalfarotto – per riferire in Parlamento, qualsiasi cosa accada: dall’aggressione di un singolo per strada, agli sbarchi in Sicilia, ai rave party. Ma non si può pensare che il ministro sia responsabile di qualsiasi cosa accada sul territorio nazionale: esiste una rete di prefetti e questori che devono prendere le decisioni”.

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