La “bomba” Leopolda pronta a esplodere nel governo. Renzi chiude minacciando Conte e Pd

domenica 21 Novembre 17:40 - di Antonio Marras

L’undicesima edizione della Leopolda si è chiusa con una standing ovation per Matteo Renzi, come da tradizionale show mediatico a beneficio dei social, più che dei pochi elettori al momento disponibili sul mercato della politica. Dopo un intervento di quasi un’ora, tutti in piedi nei padiglioni affollati della vecchia stazione di Firenze per un lungo applauso in onore del leader di Italia Viva che ha gettato fumo negli occhi attaccando la Meloni e Salvini, dopo aver scatenato i suoi contro Conte, il Pd, il reddito di cittadinanza, le alleanze con la sinistra di Bersani e chi più ne ha più ne metta.

La bomba Leopolda di Renzi sotto il governo Draghi

La Leopolda si è chiusa oggi con una miccia inserita e un timer sotto il governo Draghi e la maggioranza che dovrebbe, in caso di elezione del premier al Colle, traghettare il Parlamento fino a fine legislatura. “Anche se credo sia un errore, penso che nel 2022 si andrà a votare”, ha detto il leader di Iv, Matteo Renzi, concludendo i lavori all’ultima giornata dell’undicesima edizione della Leopolda. Una minaccia ai suoi alleati, più che un’astuta intuizione. “Dico che nel 2022 si andrà a votare perché il M5s, Pd, Fdi e Lega hanno interesse ad andare a votare, interesse politico e interesse personale. E’ un dato di fatto oggettivo. Dovremo essere pronti a questa ipotesi”, ha detto, lanciando la palla nel campo avversario. Se si vota, non è colpa sua, ma…

Renzi e i nemici veri, grillini, piddini e anti-centristi

“Se qualcuno oggi vuole costruire un bipolarismo che mette da una parte i sovranisti di Salvini e Meloni e porti il Pd che porti nella braccia dei 5Stelle, quel qualcuno deve spiegare perché ha abbandonato gli interessi dai quali eravamo partiti tutti insieme. Non siamo noi che abbiamo abbandonato la bussola del riformismo, chi lo abbandonato insegue i populisti sul loro terreno. Noi rimaniamo quelli del Jobs act e impresa 4.0, sono loro che adesso strizzano l’occhio al Rdc“, sono state le parole del senatore toscano, che ha picconato duramente l’asse Pd-M5s che regge l’attuale centrosinistra e anche il governo Draghi. Da Renzi attacchi pesantissimi anche a Bersani: “Quando si arriva all’elezione del presidente della Repubblica se si vogliono fare le cose perbene e se si ha capacità di tattica parlamentare non bisogna fare quello che ha fatto Bersani che ha bruciato due candidati e ha dato la colpa ai 101, chiamando i 101 alla responsabilità e non alla sua incapacità di fare politica e di gestire il Parlamento. Io sono per la competenza e non per le chiacchiere”.  E a quel punto, con la scusa di attaccare la Meloni sovranista, ha annunciato l’intenzione di votare per il Colle un europeista. Che ovviamente vorrebbe scegliere lui…

Dalla Leopolda le minacce a Conte e al Pd

Poco prima erano andate all’attacco le seconde linee, sempre contro Conte e il Pd. “Siamo orgogliosi di aver mandato a casa il più grande trasformista che è Giuseppe Conte ma siamo ancora più orgogliosi di aver messo il Paese in sicurezza affidandolo al presidente Draghi”. aveva detto Teresa Bellanova, viceministra delle Infrastrutture e mobilità sostenibile. “Ogni giorno mi domandano se sono di centrodestra o di centrosinistra, ma io farmi fare l’esame del Dna da chi con Salvini nel 2019 voleva andare alle elezioni non ci sto. Noi abbiamo cambiato idea sulla giustizia? No. Facevamo la battaglia con il Pd contro il modello Bonafede. Hanno cambiato idea loro, non noi, così come sul reddito di cittadinanza”, era stato invece l’attacco di Ettore Rosato, presidente di Italia Viva.

“Vi dico chiaramente che io non sono e non sarà disponibile a firmare nessuna candidatura alle elezioni con Giuseppe Conte e il progetto politico populista che rappresenta”, l’anatema di Elena Bonetti, ministro della Famiglia e delle Pari opportunità.

Le lacrime della Boschi per la persecuzione subita…

Un lungo applauso con standing ovation alla Leopolda per la chiusura dell’intervento di Maria Elena Boschi, che si è commossa per il tributo che ha ricevuto dalla platea. “C’ è un momento in cui si raggiunge un limite, basta. La macchina del fango l’hanno fatta loro e noi l’abbiamo subita. Ma non ci avete fatto niente. Continueremo a combattere, non ci arrendiamo”, ha detto Boschi. “Vi ringrazio per l’affetto”, ha commentato salutando “la comunità della Leopolda”. Addio Leopolda, forse per sempre…

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