“Achtung Leopolda”: ecco perché la kermesse renziana spaventa il Pd. E un po’ anche il governo

venerdì 19 Novembre 16:53 - di Michele Pezza
Leopolda

Vigilia di “Leopolda“, la gran kermesse di Matteo Renzi, edizione numero 11. Se la prima segnò l’avvio della “rottamazione” della vecchia politica, quella che schiude i battenti stasera si prefigge l’obiettivo di evitare al suo inventore di restarne vittima. Ogni rivoluzione, si sa, divora i suoi stessi figli. E che Renzi non se la passi bene è risaputo. La sua Italia Viva non schioda dal 2 per cento nei sondaggi mentre lui si dimena tra polemiche sui suoi legami con il saudita Bin Salman e gli effetti politici dell’inchiesta Open. Tuttavia l’uomo ha mille risorse e prima di gettare la spugna venderà cara la pelle. Prova ne sia la convergenza con il centrodestra sul ddl Zan o quella di ieri che ha mandato due volte ko il governo al Senato.

Al via stasera la Leopolda n°11

Ma lui è lesto a derubricare il tutto a mera coincidenza. Del resto, perché togliere suspence alla Leopolda eleven. «Quello è tutto tranne un segnale politico, è un voto tecnico», si affretta a precisare all’Huffington Post. Del resto, ha aggiunto, «non ho mai visto una crisi aperta sulla capienza dei bus turistici». Strumentalizzazione? Certo, risponde, «che dice molto della voglia dei leader di andare a votare». Non tutti, anzi solo quattro. I nomi? Eccoli: Meloni, Salvini, Letta e Conte. Questi ultimi due «per cambiare i gruppi parlamentari», i primi due «perché pensano di vincere». Proprio qui scatta la strategia di Renzi, che starà «con gli europeisti, sia se salta tutto sia se si vota nel 2023».

Renzi: «Destra e sinistra ci aprono una prateria»

Il ragionamento è semplice: un Pd con Conte e Di Maio e un centrodestra a «trazione sovranista» lasciano «una prateria per chi sta dentro l’area Renew europe». Renzi la camuffa così. In realtà, il suo obiettivo è lo stesso di Clemente Mastella: un centro in bilico tra le due coalizioni. È lui stesso a chiarirlo: «Finirà che saremo l’ago della bilancia anche nel prossimo Parlamento». Per centrare l’obiettivo va bene anche l’attuale Rosatellum elettorale. Renzi ha già fatto i calcoli. E se sui collegi il suo centro resterà a bocca asciutta, è pronto a rifarsi con le liste bloccate. «Sui 400 parlamentari eletti col proporzionale – assicura – facciamo la differenza». È vero che a Firenze, quand’era boy scout, lo chiamavano “il Bomba“. Ma è altrettanto vero che da tre anni ad oggi è lui ad aver fatto e disfatto i governi. E alla Leopolda non mancherà di ricordarlo.

 

 

 

 

 

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