Guzzanti: cari comunisti, per abbattere il Muro anche in Italia occorre fare Berlusconi Capo dello Stato

mercoledì 10 Novembre 8:25 - di Redazione
Berlusconi

C’è una parola, comunismo, che in Italia ancora non si riesce a pronunciare. Nell’anniversario della caduta del Muro di Berlino è stata Giorgia Meloni a farlo notare. E oggi sul Giornale, nel suo articolo di fondo, ci torna sopra Paolo Guzzanti. “Da noi in Italia la guerra fredda invece continua, quando sarebbe ora di archiviarla – annota Guzzanti – scrivendo la parola fine, risarcendo tutti di un debito di verità. Quando arriva l’anniversario di quel Muro, i giornali ne parlano, ma quelli di sinistra omettono accuratamente di scrivere la parola «comunista», come se quel Muro fosse un’opera malvagia, ma priva d’autore. Eppure, l’autore c’era e ha un nome. Ma i comunisti italiani ancor oggi svicolano…”.

Guzzanti fa poi notare come in Italia ancora non sia possibile una normale alternanza democratica senza che entrino in gioco i “carri armati giudiziari”. “Nel tempo – scrive Guzzanti – sono state spostate le quinte del teatro di questa guerra di cui l’ultimo atto è stato quello dell’antiberlusconismo forsennato”. Ora sarebbe il momento della pacificazione, “con una decisione politica capace di restituire una parte del maltolto a tutta l’Italia liberale”. Dunque con un’auspicabile elezione di Berlusconi, è il sottinteso del fondo di Guzzanti, alla carica di presidente della Repubblica.

Fanno rabbia le dichiarazioni dei “compagni” incapaci di dire che il Muro lo volle il comunismo. Lo sottolinea sempre sul Giornale Giannino della Frattina che se la prende con “quelli del Pd che ogni anno nell’anniversario dell’abbattimento del Muro di Berlino, travolti dall’ansia da prestazione, esternano dichiarazioni surreali. Solenni osanna alla libertà riconquistata da popolo tedesco, ma senza mai la decenza di pronunciare la parola «comunismo»”. E così il 9 novembre, da anniversario scomodo, diventa per i post-comunisti anniversario da manipolare.

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