Gli eredi bloccano la criptovaluta di una società americana che si ispirava al nome di Tolkien

giovedì 25 Novembre 12:45 - di Redazione
Tolkien

Vittoria in tribunale per gli eredi dello scrittore inglese JRR Tolkien contro la società americana che aveva lanciato la criptovaluta chiamata JRR Token. I legali contestavano la violazione del marchio legato al nome e alle opere dell’autore del ‘Signore degli Anelli’. A iniziare dal sito jrrtoken.com accusato di trarre in inganno gli utenti.

Secondo lo sviluppatore del progetto invece si trattava di una “parodia”, spiegando come l’acronimo JRR fosse riferito alla frase ‘Journey through Risk to Reward’. Ovvero un viaggio che attraverso un rischio porta a una ricompensa. Motivazioni riconosciute come non valide. Per i giudici della World Intellectual Property Organization, che tutela la proprietà intellettuale, non ci sarebbero dubbi che l’intenzione del sito fosse quella di “sfruttare la fama delle opere” dello scrittore inglese. Come testimonia peraltro lo slogan scelto per il lancio della criptovaluta, ovvero ‘Il Token che li domina tutti’, con un chiaro richiamo alla frase che campeggia nel ‘Signore degli Anelli’.

Ma che cos’è una criptovaluta? Atteniamoci alla definizione che fornisce la Consob. Il termine si compone di due parole: cripto e valuta. Si tratta quindi di valuta ‘nascosta’, nel senso che è visibile/utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico (le c.d. ‘chiavi di accesso’ pubblica e privata, in linguaggio ancora più tecnico).

La criptovaluta non esiste in forma fisica (anche per questo viene definita ‘virtuale’), ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica. Non è pertanto possibile trovare in circolazione dei bitcoin in formato cartaceo o metallico.

Alcuni concetti tradizionalmente utilizzati per le monete a corso legale, come ad esempio quello di ‘portafoglio’, sono stati adattati anche al contesto delle monete virtuali, dove si parla di ‘portafoglio digitale/elettronico’ (o wallet digitale/elettronico o semplicemente e-wallet).

La criptovaluta, ove ci sia consenso tra i partecipanti alla relativa transazione, può essere scambiata in modalità peer-to-peer (ovvero tra due dispositivi direttamente, senza necessità di intermediari) per acquistare beni e servizi (come fosse moneta a corso legale a tutti gli effetti).

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