Ferrara, ragazzi denunciano aggressione omofoba. Zan e Arcigay trovano subito i colpevoli

martedì 2 Novembre 16:43 - di Sveva Ferri
aggressione omofoba ferrara

Un gruppo di ragazzini a Ferrara ha denunciato tramite i social un’aggressione omofoba scagliata – hanno raccontato i giovanissimi, tutti tra i 12 e 14 anni – al grido di «fr…ci di m…a» e «lo conoscete Mussolini? Vi brucerebbe tutti». Dopo l’aggressione i ragazzini si sono rivolti anche all’Arcigay, secondo quanto riferito dalla stessa associazione Lgbt, che ha utilizzato l’episodio per tornare a sostenere l’esigenza del ddl Zan e a stigmatizzarne la bocciatura. Un coro al quale si sono uniti anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e lo stesso Alessandro Zan. A leggere quello che i ragazzini hanno scritto nel loro post su Tik Tok, però, ciò che emerge è che la propaganda pro ddl Zan è riuscita a ingenerare nelle vittime di aggressioni omofobe l’idea di essere totalmente indifese di fronte alle legge.

Il post dei ragazzini sull’aggressione omofoba di Ferrara

«Siamo stati attaccati da dei ragazzi che continuavano a lanciarci petardi (molto vicini), per poi lanciarci un piccione morto e inseguirci. Ci hanno insultati chiamandoci “fr…. di m…”, li abbiamo denunciati, ma non potevano fare molto dato che la (così nell’originale, ndr) ddl Zan non è stata approvata. Vorrei che questo video girasse per far capire che abbiamo bisogno di questa legge, e non solo noi», si legge nel post rilanciato dall’Arcigay di Ferrara sui propri social.

I danni della propaganda pro ddl Zan

Insomma, a forza di dire che senza il ddl Zan i ragazzi vittime di aggressioni omofobe sarebbero rimasti senza protezioni, i sostenitori della legge sono riusciti a convincere qualcuno che sia effettivamente così. Tanto da portare i ragazzini che hanno denunciato l’aggressione a sostenere che contro i bulli che li avrebbero presi di mira «non potevano fare molto» perché la legge Zan non è passata. Non è chiaro chi “non potesse fare molto”, mentre è chiarissimo come l’Arcigay si sia gettata a capofitto sulla vicenda, dopo aver raccolto le dichiarazioni della vittima.

L’Arcigay alimenta la confusione

«All’indomani della bocciatura in Senato del Ddl Zan (“bhe ora possono farlo, non vedo il ddl Zan qua in Italia, ahah”, recita un altro sprezzante commento denigratorio), la nostra associazione non si darà pace nell’appellarsi alla politica locale e nazionale, affinché si provveda urgentemente a supportare concretamente le vittime di questi attacchi e a scongiurare future aggressioni e crimini d’odio ai danni delle persone Lgbti+», ha scritto su Facebook l’Arcigay di Ferrara, mentre Alessandro Zan e Fabrizio Marrazzo del Partito gay hanno già individuato i colpevoli. Che, no, naturalmente non sono quelli che a sinistra hanno affossato il provvedimento.

Zan e Marrazzo hanno già trovato i colpevoli

«Chi ha applaudito in Senato e chi si è nascosto dietro al voto segreto per fermare il ddl Zan, legittima comportamenti di odio e di discriminazione nella nostra società. L’aggressione fascista e omofoba di Ferrara contro quei ragazzini minorenni ne è un esempio», ha tuonato Zan, mentre Marrazzo, benché dell’aggressione non si sappia nulla di più di quello che hanno riferito i ragazzini, sembra non avere dubbi su dove si debba colpire: «Cosa aspetta il governo – ha tuonato – a sciogliere e sgomberare gruppi come Forza Nuova e CasaPound, che invece restano intoccati e liberi di fare proselitismo».

Malan: «Basta con le menzogne»

«Il ddl Zan è giunto al capolinea, ma le menzogne diffuse per sostenerlo continuano con particolare intensità. L’aggressione a danno dei due giovani di Ferrara, atto vergognoso e idiota, è punito dalle norme del nostro codice», ha sottolineato il senatore di FdI, Lucio Malan, sottolineando che pene più severe si sarebbero potute introdurre facilmente, ma «evidentemente a loro interessava altro: il reato d’opinione dell’articolo 2, le associazioni Lgbt a indottrinare i bambini nelle scuole come previsto dalla strategia introdotta dall’articolo 8, i finanziamenti dell’articolo 9 e così via». «Certo – ha proseguito Malan – si potrebbe quasi dire che continuare a raccontare che senza il Ddl Zan le aggressioni a omosessuali non si puniscono, incoraggia i violenti imbecilli che nella loro ignoranza possono anche credere a queste palesi menzogne e prendersela vigliaccamente con chi gli capita a tiro».

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