Ddl Zan, “j’accuse” del Pd Marcucci a Letta: «Non è vero che non hai sbagliato nulla. Chiedi scusa»

giovedì 4 Novembre 14:34 - di Redazione
Marcucci

Prima o poi doveva accadere. Ad Andrea Marcucci quella destituzione in segno di inchino al populismo femminista non è mai andato giù. Era capogruppo dei senatori del Pd e dovette cedere il suo ruolo a Simona Malpezzi per editto di Enrico Letta. Che trovò nella demagogia delle quote rosa la scorciatoia più a buon mercato per liberarsi di quel presidente di gruppo che gli sembrava ancora troppo renziano per essere un vero dem. Marcucci provò a vendere cara la pelle, annunciò resistenza, ma alla fine – seppur mugugnando e borbottando – dovette mollare. Non stupisce perciò se sul ddl Zan sia stato tra i più decisi sostenitori della tesi dell’accordo. «Il testo contro l’omotransfobia – aveva detto di recente – va approvato a qualunque costo».

Marcucci era capogruppo al Senato

Dove è chiaro che il «costo» evocato consisteva nel trovare una quadra non solo con Matteo Renzi o con i forzisti, ma soprattutto con l’indigeribile Matteo Salvini. Letta però ha fatto spallucce e ora raccoglie i cocci della sua ostinazione a far approvare il ddl Zan «così com’è». Una linea che il segretario dem rivendica ancora («non abbiamo sbagliato nulla») apertamente. Ma che, altrettanto apertamente, contesta Marcucci. «Secondo Letta il Pd non ha sbagliato nulla, e quindi il ddl Zan non è diventato legge perché siamo stati bravi – ironizza l’ex-capogruppo -. Su questo naturalmente io non sono d’accordo. All’assemblea di gruppo di oggi il confronto è stato franco e diretto. Un grande partito – rincara la dose – impara a riconoscere gli errori e le sconfitte».

«Occasione persa»

Ma la lingua batte dove il dente duole. E quella destituzione fa ancora male. Per questo ha auspicato che in futuro «il gruppo Pd al Senato sappia svolgere un ruolo diverso ed in grado di incidere». Tradotto, vuol dire “se alla sua guida c’ero io non succedeva”. La mancata approvazione del ddl Zan è quindi, per Marcucci, «un’occasione persa». E di tanto chiede scusa «a tutti quelli che aspettavano da anni una legge contro l’odio e a difesa dei diritti». Ma è solo un modo per costringere anche altri «che, insieme a me, non sono riusciti a far approvare una legge necessaria ed a portata di mano». E a Letta saranno fischiate le orecchie.

 

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