C’è un cinese a Roma. D’Alema: «Se Pechino viola i diritti umani è colpa dell’Occidente»

sabato 6 Novembre 9:09 - di Michele Pezza
D'Alema

La democrazia italiana? «Ha un futuro incerto». Finanziamento pubblico ai partiti? «Ritorni, ma vada alle loro fondazioni, come in Germania». Legge elettorale? «Modello proporzionale tedesco: sbarramento al 5 per cento e sfiducia costruttiva». Quanto alla sinistra, «torni ad avere un messaggio ideologico». E, infine, un deciso “no” al «clima da guerra fredda instaurato con la Cina» che «può favorire il ritorno della destra a Washington». C’è poco da fare Massimo D’Alema resta er mejo di tutti loro oltre che un comunista coi baffi. In ogni caso, un dato è certo: non è mai banale. E la sua intervista al Corriere della Sera lo conferma. A cominciare dalla riluttanza con cui commenta la vulgata del “Draghi salvatore“, molto popolare dalle sue parti.

D’Alema intervistato dal Corriere della Sera

«Esagerazioni che non sono utili, neanche a Draghi», taglia corto lui. Così com’è difficile non condividerlo quando afferma che «è sbagliato considerare il voto popolare come una minaccia». Una “suonata” indirizzata ai suoi compagni: dichiarerebbero pure guerra a San Marino pur di non tornare alle urne. Idem quando afferma che «c’è una minoranza che vede la globalizzazione come opportunità, e che vota a sinistra». Una minoranza, appunto. «Ma c’è una maggioranza – prosegue D’Alema – che vive il presente con un senso di timore». Lì, avverte, «la destra vince» perché «manda forti messaggi ideologici di appartenenza, di identità, di riaffermazione delle radici etniche e religiose». La sinistra, invece, beh… meglio lasciar perdere.

«Sulla Cina Biden sta sbagliando tutto»

Mai banale, dunque, ma sempre comunista. Lo si percepisce nella parte dedicata alla Cina. Di Joe Biden, ad esempio, apprezza «il messaggio neo-rooseveltiano» incentrato «sugli investimenti pubblici». Ma sui rapporti con Pechino, lascia intendere D’Alema, è un vero disastro. «La Cina – ragiona l’ex-premiersi sente vittima di una controffensiva che colpisce i suoi interessi. E una grande potenza che si sente aggredita reagisce con una chiusura nazionalistica. Anche dal punto di vista della violazione dei diritti umani – conclude – siamo ottenendo il risultato opposto». Un vero capolavoro di doppiopesismo: se il governo di Orban vieta la propaganda gender nelle scuole elementari va cacciato dalla Ue. Se invece la Cina fa ben altro e viola i diritti fondamentali dell’uomo, bisogna capire perché lo fa. E, ovviamente, la colpa ricade sempre sull’Occidente capitalista e guerrafondaio. E proprio vero: comunisti si nasce. E D’Alema, immodestamente, lo nacque.

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