D’Alema sferza il Pd: «Era nato per prendere il 50%. Non rappresenta neanche tutta la sinistra»

sabato 19 Dicembre 17:52 - di Valerio Falerni
D'Alema

La classe non è acqua e D’Alema è sempre D’Alema. Gli anni passano ma resta sempre quella di Baffino la testa strategica della sinistra ex-post e neocomunista italiana. Non sarà certo il profumo del Colle ad averlo fatto uscire dal riserbo che da tempo si è imposto, ma è indubbio che se lui c’è è segno che le grandi manovre stanno iniziando. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera gli indizi in tal senso abbondano. A cominciare dalla critica a «molti politici (Renzi) dei giorni nostri», al cui confronto – assicura – «perfino Berlusconi appare uno statista». L’agrodolce è d’obbligo quando si lanciano esche in Parlamento. E la migliore delle parole è quella che può essere letta in un senso e nel suo esatto contrario.

D’Alema: «Occorre un partito nuovo»

E così anche il governo Conte ha, per D’Alema, una sua ragion d’essere: «Non è il migliore – sentenzia -, è senza alternative». E se non c’è è perché «la destra italiana non ha oggi questa maturità». Perciò sulla verifica di governo scommette sul «compromesso» tra Conte e Renzi. Ma è quella sulla sinistra la parte più interessante dell’intervista. D’Alema vuole «un partito nuovo». A suo giudizio, infatti, Il Pd è fallito. «Era nato – ricorda – con la vocazione maggioritaria». Invece, «non solo non ha raggiunto il 50 per cento», ma neanche quel 30 «che si riconoscono nella sinistra». Un fallimento, che estende anche alle «formazioni che se ne sono staccate».

A Zingaretti: «La tua legge elettorale destabilizza Conte»

«Non bastano i programmi per appassionare le persone. E senza partiti non c’è classe dirigente», avverte ancora D’Alema. E qui la sua analisi si fa severa. «Oggi – ricorda – gli strati alti della società si tengono lontani dalla politica. Quelli popolari ne sono esclusi e respinti. Rischiamo di regalarne il monopolio a una classe di déraciné». L’ultima “carezza” è per Zingaretti, lanciatissimo sul sistema elettorale alla tedesca. «Se indichi una soglia di ingresso del cinque per cento ai tuoi potenziali alleati che sono tutti intorno o sotto il tre – premette – rischi anche di destabilizzare il governo».

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