A Trieste boom di contagi per le manifestazioni. Il sindaco Di Piazza: «Ora basta, devono vaccinarsi tutti»

lunedì 8 Novembre 14:22 - di Redazione

L’unica strada è l’obbligo vaccinale. Non ha dubbi il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza molto preoccupato per lo schizzare dei contagi in città dovuta all’escalation di proteste. Decine di manifestazioni di piazza contro il Green pass non curanti delle regole anti-covid.

Il sindaco di Trieste: vaccinarsi deve essere obbligatorio

“Purtroppo abbiamo queste manifestazioni che hanno fatto crescere in maniera esponenziale i contagi da Coranovirus. Oltre al fatto che un terzo della popolazione non si è vaccinata. Venerdì ho fatto la terza dose sto benissimo”, dice il primo cittadino di Trieste che invita tutti i concittadini a fare altrettanto. A immunizzarsi superando pregiudizi e paure.

“Non oso pensare a nuove chiusure. Un disastro”

“Guai se dovessero tornare le chiusure, sotto il punto di vista economico sarebbe un vero disastro”, aggiunge Dipiazza. Costretto a convivere con l’incubo di un eventuale ritorno alla zona gialla. Una prospettiva non troppo remota, visto che la provincia triestina è in cima alla classifica tra le dieci dove l’incidenza nell’ultima settimana è più alta, ha toccato 410 contagi ogni centomila abitanti. Le rianimazioni sono vicine al 10%.

Siamo invasi dai no vax. È una vergogna

L’ordine pubblico è fuori controllo e i cittadini sono esasperati. “Ci sono manifestanti no vax arrivati da fuori, un problema sul problema”, prosegue il sindaco. “La gente qui non ne può più: abbiamo raccolto almeno 60.000 firme. Non credevo mai potesse succedere qui, nella mia città. Una vergogna”. Rabbia e sconforto. “Dopo quello che ho fatto in tanti mesi per far avanzare la città, non oso immaginare se dovessimo entrare in zona rossa, arancione ma anche banalmente in zona gialla: sarebbe un dramma”, ripete. “Dobbiamo dire chiaramente che la gente deve vaccinarsi. Anzi bisognerebbe ricorrere all’obbligo, è questo quello che non sappiamo fare in questo Paese. Ho amici ricoverati in terapia intensiva e c’è ancora chi se ne frega“.

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