Staminali, non bloccano la sclerosi multipla: uno studio spegne le speranze. Ma non tutto è perduto
Le ormai celeberrime staminali sono sicure. Ma, avverte uno studio su Lancet, che affievolisce le speranze riposte con la sperimentazione sulla Sla, non bloccano la sclerosi multipla. Dunque, le cellule staminali mesenchimali autologhe, considerate una promettente opzione terapeutica contro la sclerosi multipla, sono sicure. Ma non hanno effetti di rilievo sull’infiammazione. E neppure sul decorso della malattia o sulla frequenza di ricadute. Lo dimostra il più ampio studio clinico mai condotto al mondo. Durato 8 anni. E condotto con scrupolo e altrettante aspettative per verificarne l’efficacia. Il lavoro, un ampio trial multicentrico internazionale coordinato dall’Irccs ospedale Policlinico San Martino di Genova con l’Università di Genova, è stato pubblicato oggi su The Lancet Neurology. Dove ha messo, nero su bianco, sviluppi e esiti.
Staminali, uno studio su “Lancet” smorza le speranze. Ma non tutto è perduto
Lo studio Mesems, però, secondo gli esperti non chiude tutte le porte alla speranza di poter trovare una strategia neuroprotettiva con le staminali mesenchimali. Perché la sicurezza e tollerabilità della procedura, unite alle potenzialità di queste cellule, spronano a indagare se altri tipi di staminali mesenchimali, altre vie di infusione e altri dosaggi o frequenze di somministrazione possano consentire in futuro risultati migliori.
Le staminali sono sicure: i ricercatori certi che possano rispondere ai quesiti della scienza
«Questo studio, coordinato dal San Martino di Genova – sottolinea Mario Alberto Battaglia, presidente della Fism, Fondazione dell’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) – ha permesso di dare risposte certe alle persone con sclerosi multipla sulla sicurezza delle cellule staminali mesenchimali. Siamo fiduciosi che ulteriori studi su questo tipo di cellule e gli altri studi italiani su altre cellule staminali che finanziamo da anni. E che vedono in prima linea anche i ricercatori dell’Irccs di Genova, possano rispondere a tutti quei quesiti che la scienza sottopone. Come anche alle attese delle persone per arrivare domani ad avere una terapia efficace per la riparazione del danno».
Lo studio nel dettaglio: il trattamento di staminali del midollo osseo
Mesems è uno studio multicentrico internazionale di fase 2 che ha coinvolto dal 2012 al 2019 15 centri per la sclerosi multipla in 9 Paesi di tutto il mondo (Italia. Canada. Regno Unito. Spagna. Francia. Danimarca. Svezia. Austria e Iran). Reclutando 144 pazienti. Divenendo così la più ampia e rigorosa sperimentazione clinica mai realizzata – ricorda una nota che l’Adnkronos riporta – per verificare la sicurezza e l’efficacia nel trattamento della sclerosi multipla di cellule staminali mesenchimali provenienti dal paziente stesso. In questo caso si è trattato di staminali del midollo osseo. Estratte. Purificate ed espanse in vitro.
La sperimentazione eseguita sui partecipanti con l’infusione di staminali o di un placebo
I partecipanti sono stati assegnati casualmente a ricevere l’infusione di staminali o di un placebo. Oltre al monitoraggio, durante tutto il corso del trial, degli effetti collaterali, l’attività del trattamento sulla malattia è stata valutata con risonanza magnetica e sulla base di specifici parametri clinici. Quindi ciascun paziente ha ricevuto il trattamento a cui non era stato sottoposto la prima volta. In modo che al termine dello studio tutti i 144 partecipanti abbiano avuto la somministrazione di staminali.
L’infusione di staminali sicura e ben tollerata, ma la terapia non ha dato gli effetti sperati
«Lo studio, disegnato accuratamente proprio per valutare la sicurezza e l’efficacia di questa terapia – afferma il coordinatore Antonio Uccelli, neurologo e direttore scientifico dell’Irccs-ospedale Policlinico San Martino di Genova – ha centrato l’obiettivo solo a metà. L’infusione di staminali si è infatti dimostrata sicura e ben tollerata, ma non è emerso l’effetto desiderato di spegnere l’infiammazione. Misurata attraverso il numero di nuove lesioni identificate dopo 24 settimane con la risonanza magnetica cerebrale. La terapia non ha dato effetti neppure su parametri clinici quali la frequenza di ricadute né la progressione di disabilità».
Studi preclinici in modelli sperimentali di Sla avevano indicato le staminali come candidare ideali
«Studi preclinici in modelli sperimentali di sclerosi multipla – ricorda inoltre lo specialista – avevano indicato che le cellule staminali mesenchimali possono modulare l’attività del sistema immunitario. Proteggere le cellule nervose. E anche promuovere la riparazione del danno. Per questi motivi sono state ritenute le candidate ideali all’uso nella sclerosi multipla, in cui sono presenti sia l’infiammazione sia il danno al tessuto nervoso. Alcune sperimentazioni su pochi pazienti avevano dato risultati incoraggianti. Purtroppo il nostro studio, ben più ampio e dai criteri più rigorosi mai realizzato finora, non ha dimostrato benefici delle cellule staminali mesenchimali. Spesso presentate al pubblico come panacea per qualsiasi malattia degenerativa. E nonostante evidenze scientifiche ancora frammentarie».