“Repubblica” riporta in auge il “fascistometro” di Michela Murgia. L’ossessione della sinistra oltre il ridicolo

giovedì 28 Ottobre 9:52 - di Gabriele Alberti
Michela Murgia

Michela Murgia “riciccia” il “fascistometro”. In edicola con le edizioni di Repubblica arriva il ridicolo termometro di valutazione del grado di fascismo, secondo lei, nascosto in parole e atteggiamenti collettivi. Se qualcuno se lo fosse perso quando era in libreria, ora può andare in edicola.  “Una provocazione colta”: il quotidiano di Molinari ha il coraggio di definire così questa grande fatica: “uno dei libri più intensi e interessanti di Michela Murgia. Si tratta di Istruzioni per diventare fascisti. Il  tema del fascismo e dell’antifascismo all’indomani del voto amministrativo si è sgonfiato miracolosamente. Come fare per riaccendere i riflettori? Facile: Repubblica non ci ha pensato troppo a  riproporre questo manuelatto imbarazzante quanto ad analisi, privo di ogni profondità.

“Repubblica” riporta in auge il “fascistometro” di Michela Murgia

Leggiamo qualche “intensa” riflessione”: «Più un popolo si sente vittima sotto minaccia, più si unirà per difendersi e cercherà un capo forte che lo guidi e lo protegga». E’ più facile diventare fascisti che restare democratici, è il senso del discorso. Tra i comportamenti che Murgia addita come “fascisti” c’è l’abitudine di trovare un “nemico”, possibilmente da umiliare:  «Per far capire a chi ascolta che il vocabolario fascista non è quello del perditempo democratico, occorre parlare del nemico in maniera deformata e possibilmente de-umanizzata: per esempio – scrive la Murgia- identificandolo con animali ai quali l’essere umano associa le sue caratteristiche negative. Vanno benissimo espressioni come parassita, capra, verme, squalo, cagna, avvoltoio, maiale, ratto, orango, scarafaggio ».

Non sappiamo se ci sia un paradosso volontario, ma il suo discorso sembra cucito addosso alla sinistra. La Murgia non ricorda le offese a Giorgia Meloni fatte dalla sinistra “colta” -docenti, professori, intellettuali- in linea proprio con quanto la Murgia ascrive al comportamento “fascista”. Insulti animaleschi contro la destra in questi ultimi tempi si sono sentiti solo dalle parti della sinistra. La Murgia vive in una dimensione parallela e con lei chi incoraggia queste imprese editoriali. E’ lei che in ogni intervento tv offende e ridicolizza l’avversario. E’ la sinistra a non tolelrare il pensiero “differente”. Basta fare uno stanco zapping  televisivo per accorgeresene.

Michela Murgia: “Il fascismo può saltare fuori più virale che mai”

Il chiodo fisso della Murgia consiste nel fatto che parole usate male possono portare alla dittatura.  L’esegesi che ne fa Annarita Briganti su Repubblica è forse più imbarazzante del libretto stesso: è un arrampicarsi sugli specchi molto fumoso. “Il passaggio dal concetto di leader, eletto regolarmente, a quello di capo intoccabile, a cui il popolo delega ogni decisione, come sottolinea l’autrice”:  è argomento di tipo fascista. “Il leader permette alle persone di manifestare in piazza, pacificamente, condannando la violenza. Il capo parla dai balconi”. A chi si riferisce?  Il commento al libro è entusiasta: “Un libro con una scrittura politica, perché la scrittura è politica, che ci fa riflettere sui valori alla base delle democrazie”, si legge.  Il volume si conclude con il ben noto “Fascistometro”: spuntando le frasi di “buonsenso” elencate dall’autrice, ognuno potrà verificare quanto si è o non si è fascisti. Il timore ossessivo che serpeggia nel libro è: può accadere di nuovo? Alla Murgia la risposta: «Il fascismo è un herpes che può resistere per interi decenni nel midollo della democrazia facendo credere di essere scomparso; salvo saltare fuori più virale che mai al primo prevedibile indebolimento del suo sistema immunitario».

Cosa direbbe Mughini…

Ecco, a soli 9,90 è in edicola il “vaccino”che ci proteggerà da derive antidemocratiche. Sarebbe bello conoscere il pensiero di Giampiero Mughini su quest’opera “intensa e profonda”, che dovrebbe scovare il cripto-fascismo che è in noi. Perché lui? Perché tempo fa dette un giudizio che definire affilato è un eufemismo su un altro libro della Murgia sulla “neolingua” contro gli stereotipi sessisti. Disse che quando i posteri sapranno che tale libro salì in vetta alle classifiche, avremmo fatto tutti una figura barbina, da vergognarsi. Chissà cosa direbbe oggi  lo scrittore se per ventura gli capitasse tra le mani “Istruzione per diventare fascisti”…

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