Reddito di cittadinanza, correttivi in arrivo: uno su tre che ha avuto il beneficio era un falso povero

giovedì 28 Ottobre 9:18 - di Lara Rastellino
Reddito di cittadinanza

Da qualunque angolazione lo si guardi, il risultato resta sempre lo stesso: il Reddito di cittadinanza è un colossale flop. O, se si preferisce, basta rispolverare la definizione della misura assistenzialista resa dal ministro Giorgetti nei giorni scorsi: «Una beffa». Non ha funzionato come strumento prodromico a incentivare la ricerca di un lavoro. Con l’aggiunta che, stante un altro plateale equivoco – il ruolo e i risultati dei navigator – non è servito come leva in grado di ovviare alla disoccupazione dei più. Anzi… Come riferisce Libero sul tema: «Su alcuni milioni di beneficiari le persone prese a balia (si fa per dire) e collocate dai navigator sono state in tutto meno di mille». Di contro, però, è finito per un terzo dei casi in mano a destinatari non proprio rispondenti al profilo che ne regola l’erogazione. E ha lasciato a bocca asciutta un altrettanto 30% di target che, pur avendone diritto, non percepisce il sussidio di Stato. Alimentando, contestualmente, un’infinità di illeciti, perpetrati a suon di documenti falsi e attestazioni fraudolente ascrivibili a italiani e stranieri di stanza nel Belpaese.

Reddito di cittadinanza: tutte le storture di un colossale flop

Insomma: costa tanto e funziona poco. Una beffa, per l’appunto, che rischia di continuare a consumarsi ulteriormente. La legge di bilancio che approda oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri conferma in tutto e per tutto i saldi indicati nel Documento programmatico di bilancio (Dpb). Pur se con una stretta approntata all’ultimo, sia sui controlli ex ante anziché ex post. Sia sull’entità dell’esborso statale. Da quanto si apprende, infatti, l’assegno calerebbe progressivamente, addirittura già dopo 4-6 mesi. Un ridimensionamento chiamato “decalage”, che dovrebbe essere progressivo ma di cui non sarebbero state indicate le percentuali del taglio. E indirizzato solo ai cosiddetti “occupabili”. Una limitazione di campo che esclude disabili, minori, anziani. Non solo. il Reddito di cittadinanza come concepito fin qui sarebbe revocato al secondo rifiuto di una proposta di lavoro, anche a tempo, anziché al terzo diniego.

L’economista Del Conte: «Falso un povero su 3 che percepisce il Rdc»

Il rifinanziamento del Rdc resta dunque. Nonostante il disastroso pregresso. Malgrado, come riferisce Libero in edicola oggi, un economista del calibro di Maurizio Del Conte: ex numero uno dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive. E ora presidente dell’Afol Metropolitana di Milano, abbia chiaramente sottolineato lacune e mastodontici errori di sistema. «Sulla base dell’esperienza fatta, i criteri per l’accesso al reddito di cittadinanza vanno ridisegnati», spiega Del Conte al quotidiano diretto da Sallusti, «perché si è visto che c’è, da un lato, una quota di persone, pari a circa un 30% della platea, che ne benefica senza essere in reale povertà e, dall’altro, c’è una quota più o meno della stessa dimensione, ossia il 30%, che non ne beneficia, pur essendo in reale povertà». E restando il gap tra bisognosi tagliati fuori e destinatari con profili decisamente meno idonei.

Reddito di cittadinanza: la toppa dei correttivi a lacune e errori di sistema

Una discrasia funzionale che, spiega sempre l’esperto, è «in larga parte dovuta al meccanismo della norma che premia di più le famiglie mononucleari, i single, rispetto ai nuclei familiari numerosi. E poi c’è il tema del costo della vita», aggiunge Del Conte, «aver fissato un’unica soglia di accesso valida per tutto il Paese, è una cosa assurda, che non ha riscontro nella realtà. Una persona che vive in una grande città, deve sostenere molti più costi di una che ad esempio vive in un’area interna». Mancanze sistemiche, quelle insiste e prodromiche al Reddito di cittadinanza, che non a caso la cabina di regia che sta lavorando alla Finanziaria, ha annunciato di voler tamponare con una stretta sui meccanismi di erogazione e controllo nella legge di bilancio. Ma gli scontri in atto tra gli addetti ai lavori potrebbero ostacolare revisioni e correzioni della misura messe in campo. Il M5S, sostenuto dal Pd, non a caso, hanno già fatto sapere che «Lo schema è da approfondire e rivedere» e che il sì c’è: ma la riserva che loi accompagna riduce – e di molto – la concreta possibilità di una discussione costruttiva. E correttiva.

 

 

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