Mps, Meloni: «Governo e Pd colpevoli del disastro. Draghi, Letta e Franco che dicono?»

martedì 26 Ottobre 16:06 - di Redazione

All’indomani della fumata nera della trattativa tra Mef con Unicredit per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena il centrodestra fa i nomi e i cognomi dei responsabili del fallimento dell’istituto di credito toscano. Già salvato un volta grazie all’intervento statale, quindi a spese degli italiani.

Mps, Meloni: vogliamo la verità dai responsabili del fallimento

Giorgia Meloni accende i riflettori sulle pesantissime le responsabilità del Pd, della sinistra e del governo Draghi sul dossier Mps. “Da tempo Fratelli d’Italia denuncia i costi insostenibili del salvataggio per i contribuenti. E la necessità di rinegoziare più tempo con l’Unione europea per arrivare ad una soluzione sostenibile. Purtroppo, non ci hanno ascoltato e il fallimento annunciato del negoziato Mef-Unicredit rischia di far saltare la banca più antica del mondo, con lo spettro di migliaia di licenziamenti. C’è qualcuno che spiegherà tutto questo?” incalza la Meloni. “Draghi, Franco e Letta non hanno nulla da dire? Noi chiediamo risposte chiare”.

Gasparri: Qualcuno paghi. A che serve la commissione d’inchiesta?

È lunga la filiera delle responsabilità politiche e non della mala-gestione che ha portato Mps al default. E tutte risalgono alla sinistra. “Ma è mai possibile che a sinistra nessuno chieda scusa pubblicamente. Per il disastro del Monte dei Paschi di Siena. Causato dalle classi dirigenti del Pci, Pds, e Pd?”, chiede Maurizio Gasparri. “Senza esclusione di nessuno dei protagonisti antichi e recenti della sinistra italiana? Da D’Alema a Enrico Letta, da Veltroni a Padoan tanti sono i protagonisti. Che per responsabilità politiche o per ruoli gestionali non possono chiamarsi fuori da questo disastro epocale”. La sinistra, invece, può contare sul diritto all’impunità. “Sono stati crocifissi assessori regionali per un acquisto incauto di mutande o caramelle”, provoca il senatore forzista. “E qui invece si fa uno sconto a un’intera area politica che ha causato un costosissimo disastro alla comunità nazionale? Anche la commissione d’inchiesta sulle banche mi chiedo che cosa ci sta a fare in Parlamento. Se non mette sul banco degli imputati tutti gli esponenti della sinistra italiana responsabili di questo scandalo che sembra non avere fine”.

Dalla Ue nessuna conferma della richiesta di proroga

Ora si torna al punto di partenza. Senza una fusione, la ricapitalizzazione da almeno 4 miliardi necessaria per rispettare i parametri di vigilanza sarebbe a carico delle casse pubbliche. Andando a sommarsi ai 5,4 miliardi già spesi per il salvataggio del 2017. Durante il governo Gentiloni. La via d’uscita passa per l’Europa. Ora il governo spera nella revisione degli accordi con Bruxelles che prevedono che il Tesoro debba uscire dal capitale di Msp entro il 31 dicembre.  In agosto il ministro dell’Economia Franco aveva spiegato in Parlamento che la cessione era inevitabile.

Senza la fusione impossibile rispettare la data del 31 dicembre

Ora i presidenti delle Commissioni Finanze chiedono che riferisca. Ma dalla commissione Ue tutto tace. “Non ha commenti specifici da fare  sul fatto se il governo italiano abbia già chiesto o meno una proroga della scadenza fissata per il 31 dicembre 2021. Anche se l’esecutivo Ue non ha mai confermato questa data”. Così la portavoce della Commissione per la Concorrenza Arianna Podestà, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. La portavoce ripete, come già detto ieri dalla Commissione, che l’esecutivo Ue è “in contatto” con le autorità italiane sulla vicenda della banca senese. Ma nulla di più.

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