Mps: dopo la rottura con Unicredit il governo pensa alla proroga. L’Ue: «Rispettare gli accordi»

lunedì 25 Ottobre 17:58 - di Redazione
Mps

Una proroga. Ecco la parola magica. La vorrebbe soprattutto il Pd, ma quale unico responsabile del coma in cui versa il Monte Paschi di Siena non può mostrare faccia tosta fino a questo punto. Ci pensa perciò il suo junior partner di coalizione – il M5S – a scottarsi le dita per togliergli le castagne dal fuoco. Un tempo intransigenti con il sistema bancario, i grillini sono ora transigentissimi. E mentre Mps boccheggia in attesa dell’ennesimo aiuto di Stato, loro discettano di terzo polo bancario. Ma procediamo con ordine: la rottura ieri della trattativa tra Unicredit e governo sul Mps ha messo in allarme i Palazzi della politica, terrorizzati dalla valanga finanziaria che potrebbe innescare il fallimento della banca senese. Ma il niet dell’ad di UniCredit, Andrea Orcel, sembra irremovibile. Lui lo ha messo nero su banco in una lettera ai dipendenti dell’istituto da lui guidato.

Mps, le gravi colpe del Pd

«Sfortunatamente, e nonostante gli sforzi che abbiamo profuso – vi si legge -, siamo arrivati alla conclusione che le condizioni da cui dipendeva l’accordo non possono essere soddisfatte». Da qui l’idea di richiedere una «proroga per cessione» alla Commissione Europea, aggiornando il termine entro il quale lo Stato lascerebbe il ruolo di azionista. Dovrebbe inoltrarla il Mef. Ma a farsene portavoce è la grillina Carla Ruocco, presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, che proprio domani riunirà il proprio Ufficio di presidenza. «Credo – ha dichiarato – che l’Europa non avrà difficoltà ad assecondare una nostra richiesta». Si vedrà. Quel che appare certo è che l’Italia non strapperà una proroga senza ritoccare gli impegni assunti del 2017, in occasione della ricapitalizzazione precauzionale di Mps.

Bruxelles attende gli sviluppi

Bruxelles lo ha già fatto capire. O il Mef prende nuovi impegni o rende più stringenti quelli assunti quattro anni fa. Che ridisegnavano da cima a fondo la dotazione di Mps a fine 2021: non più di 1.432 sportelli, 20.065 dipendenti e un rapporto costi/ricavi del 50,6 per cento. L’obiettivo era evitare distorsioni del mercato. Un Mps con lo Stato come suo primo azionista può infatti godere sul mercato di vantaggi competitivi preclusi alle banche private. Per questo la presenza dello Stato era «precauzionale» e «temporanea». Ora la rottura segnata da Orcel rimette il cerino tra le dita del governo italiano. Per salvare il Mps, già costato allo stato ben 13 miliardi di euro sotto forma di aumento di capitale, ne servono altri 10. In caso di mancata proroga, l’alternativa sarebbe una soluzione dal respiro breve tipo Alitalia.

Le critiche di Gasparri e Fitto

Intanto, la Commissione Ue attende le mosse del governo. «È responsabilità dello Stato membro rispettare gli impegni presi e proporre modi per rispettare quegli impegni – sottolinea un portavoce -. Sta quindi all’Italia decidere e proporre modi su come uscire dalla proprietà di Mps, tenendo conto degli impegni presi nel 2017». Il travaglio del Mps infiamma anche il dibattito politico. Maurizio Gasparri, di Forza Italia, chiede al governo di riferire in aula. «La vicenda – sottolinea – è troppo grave per tenerla chiusa in una semplice commissione». L’ex-ministro non chiude all’ipotesi della proroga. «Ma – avverte, rivolgendosi al Pd – chi ha delle colpe le ammetta pubblicamente perché questa tragedia non è spuntata all’improvviso come un fungo». Per Raffaele Fitto, copresidente del gruppo Ecr, «la gestione sconsiderata della vicenda Mps da parte del Pd rischia di portare al naufragio la storica banca senese, di metterne a rischio il brand e di causare migliaia di esuberi». «Fratelli d’Italia – conclude – farà di tutto per impedire che questo destino si compia».

 

 

 

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