Napoli, nella giunta di Manfredi un tecnico di Venezia in quota Pd. E se l’avesse fatto Salvini?

venerdì 22 Ottobre 20:43 - di Redazione
Manfredi

Un assessore del Nord (targato Pd) a sorvegliare il bilancio della Capitale del Sud. Lascia un retrogusto amaro la nuova giunta dell’amministrazione-ammucchiata di Napoli presentata in queste stesse ore dal neo-sindaco Gaetano Manfredi. Tra gli assessori figura infatti Pier Paolo Baretta, nome inattaccabile sotto il profilo della competenza tecnica, ma che non manca di suscitare una certa sorpresa. È un po’ come ammettere che a Napoli, sede della più antica università pubblica italiana (di cui Manfredi è stato per altro rettore) ci sia penuria di esperti. Certo, Baretta vanta un curriculum di assoluto rispetto e in passato ha operato anche nella commissione Bilancio della Camera.

Pier Paolo Baretta ha la delega al Bilancio

Ma ciò non toglie che avremmo registrato chissà quali polemiche se Luigi Brugnaro, il sindaco di Venezia (la città di Baretta) avesse cooptato in giunta un tecnico napoletano. Ma qui c’è dell’altro, perché è evidente che la nomina dell’ex-parlamentare nella squadra di Manfredi ha molto a che fare con le risorse del Pnrr oltre che con il progetto di rigenerazione urbanistica dell’ex-area Italsider. Fiumi di denaro che dovranno incrociare buone pratiche a livello amministrativo. E siamo al punto. Sì, perché l’indicazione di Baretta come assessore in quota Pd suona un po’ come sfiducia nella classe dirigente del Sud.

Laboccetta (Polo Sud): «Manfredi è partito col piede sbagliato»

Lo avesse fatto la Lega, ci sarebbe stata la rivolta di centri sociali e sigle neo-borboniche. Lo fa il Pd e sembra quasi una mano tesa al Mezzogiorno. L’unico ad aver eccepito rispetto alla nomina di Baretta, pur riconoscendone la competenza tecnica, è stata l’associazione Polo Sud attraverso il suo presidente Amedeo Laboccetta, già parlamentare di An e del PdL. «Evidentemente – ha scritto in una nota – il controllo da parte della “Ditta Pd” delle risorse che arriveranno impone una scelta di apparato del Nord. Non mi pare – ha concluso Laboccetta – che Manfredi, almeno sul piano finanziario, sia partito con il piede giusto».

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