Le ambizioni di Giuseppe Conte: non molla l’osso e cerca un posto al sole: la panchina gli va stretta

domenica 17 Ottobre 10:32 - di Giorgia Castelli
Conte

Giuseppe Conte non molla l’osso: sogna di diventare ministro o di avere l’incarico di presidente della Camera. Lo ipotizza in un retroscena Il Giornale. Per poter realizzare questo sogno però bisogna però sbrigarsi a votare: ed ecco che il professore di diritto «tesse la tela del partito del “partito del voto”» anticipato. La data è quella della primavera del 2022. «L’ex premier – scrive il quotidiano – cerca sponde e continua a puntare sul nome di Mario Draghi al Quirinale. Uno scenario che renderebbe agevole l’opzione delle elezioni politiche a un anno dalla scadenza naturale della legislatura».

Conte e le difficoltà nel M5S

Il Movimento cinque stelle è dilaniato da frizioni interne e ci sono molti malumori per il nuovo corso imposto da Conte. Un clima di tensioni che preoccupa non poco il leader pentastellato. La pattuglia grillina è infatti alquanto eterogenea. «Ed è formata – si legge ancora – da una pattuglia contiana in assottigliamento, da uno zoccolo duro di circa un terzo di deputati e senatori fedele a Luigi Di Maio e da una vasta zona grigia di peones riluttanti a versare le restituzioni e ansiosi di staccare il biglietto per la pensione da parlamentare». Ma la tentazione del voto nel 2022 non è soltanto legata a ragioni interne. Conte, scrive il Giornale, «è ambizioso e vuole ritagliarsi un ruolo istituzionale di primo piano nella prossima legislatura».

Le ambizioni del leader M5S

Secondo il retroscena, il presidente grillino punta ad un posto da ministro in un eventuale governo guidato dal Pd. Poi c’è l’ipotesi di vittoria del centrodestra. Scrive il quotidiano: «”Conte preferirebbe andare all’opposizione e puntare a fare il presidente della Camera anziché non contare nulla in questo governo”, malignano alcuni pentastellati. Se si realizzasse quest’ultimo sogno, tornerebbe in voga la vecchia prassi di assegnare un ruolo di garanzia come la terza carica dello Stato a un esponente dell’opposizione».

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