“Lazarus e la Battaglia di Lepanto”: il romanzo che fa vivere la Venezia del ‘500 e lo scontro coi turchi

giovedì 7 Ottobre 18:10 - di Agnese Russo
battaglia di lepanto

Un romanzo, basato su una minuziosa ricerca storica, che catapulta il lettore, come il protagonista, nel vivo della Battaglia di Lepanto e nella fitta rete di eventi che le fanno da cornice. È Lazarus e la Battaglia di Lepanto di Fabio Ragno, pubblicato da Altaforte proprio nel giorno in cui ricorre il 450esimo anniversario di quell’epica vittoria che arrestò l’avanzata dei turchi: il 7 ottobre.

“Lazarus e la Battaglia di Lepanto”

Il romanzo racconta, per dirla con la sinossi, «due esistenze collegate l’una all’altra, divise dai secoli eppure anime affini». «Nella Venezia di oggi, un uomo – vi si legge ancora – inizia a percepire le immagini di una vita simile alla sua, eppure molto lontana nel tempo. Nella Venezia del Cinquecento, Lazarus, al servizio della Serenissima, si ritroverà invischiato nella grande Storia, protagonista inconsapevole dei meccanismi tortuosi che porteranno allo scontro con i turchi. Con l’avvicendarsi di grandi uomini, come Marcantonio Bragadin, Sebastiano Venier seguiremo Lazarus fino alla battaglia decisiva, nel golfo di Lepanto, quando la Cristianità tutta fermerà l’avanzata turca, sotto il gonfalone di San Marco».

Sotto le insegne di San Marco

Fabio Ragno, classe 1954, Brigadier generale in riserva dell’esercito, che ha partecipato tra l’altro alle missioni in Bosnia, Kosovo e Albania, attraverso questo espediente narrativo riesce a proiettare il lettore nello stesso stato d’animo del protagonista, restituendo una visione straordinariamente vivida di cosa fu la Battaglia di Lepanto e l’alzata del gonfalone di San Marco per gli uomini d’Occidente, non solo dal punto di vista militare e storico, ma in qualche modo esistenziale.

«D’improvviso, come mi fosse caduto un velo davanti agli occhi – si legge in un passaggio del romanzo – compresi in quell’istante l’inutilità della mia vita, vissuta nel segreto e nell’agire di nascosto, compiendo luridi affari che mi avevano precipitato in una disumana aridità. Adesso, finalmente, proprio lì, nel golfo di Lepanto, dopo la battaglia che aveva segnato le sorti di Venezia e della Cristianità, io Lazarus, stavo piangendo. Afferrai il rosario che avevo al collo e ringraziai la Vergine di avermi fatto assistere a quella scena e d’avermene fatto comprendere il significato. Da quel momento in poi, promisi solennemente, la mia vita sarebbe stata diversa».

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