La pasta, eccellenza del Made in Italy e regina della tavola conquista anche il Premio Bancarella

lunedì 18 Ottobre 11:28 - di Bianca Conte
pasta

Un libro sulla pasta vince il “Premio Bancarella della Cucina” e conferma eccellenza culinaria e primato di storia e tradizione del mitico piatto che impreziosisce il Made in Italy. E allora: vince la pasta. E con lei il Made in Italy e la sua cucina fatta di creatività e ingredienti di prim’ordine. Il tutto raccolto, sapientemente miscelato e omaggiato nel volume Storia della pasta in dieci piatti di Luca Cesari (Il Saggiatore) il libro più votato che si è aggiudicato la XVI edizione del Premio Bancarella della Cucina. Il verdetto è stato proclamato nelle sale del Palazzo Dosi-Magnavacca a Pontremoli (Massa Carrara). Cesari ha ottenuto il primo posto della sestina con 35 voti espressi dai librai indipendenti delle due Associazioni dei Librai Pontremolesi e delle Bancarelle, oltre che dei giornalisti e rappresentanti dell’enogastronomia. Al momento della consegna del San Giovanni di Dio, la scultura di Ugo Piombino raffigurante il santo protettore dei Librai, Luca Cesari ha tradito grande emozione: ha ringraziato la Fondazione Città del Libro e le associazioni che organizzano la manifestazione. Oltre che tutti gli autori presenti.

Un libro sulla pasta vince il Premio Bancarella della Cucina

Il notaio Sara Rivieri ha guidato lo spoglio in diretta dei voti. La cerimonia è stata condotta dal segretario del Premio, Giuseppe Benelli che, nel proclamare il titolo vincente, ha sottolineato la qualità e la varietà della sestina. E allora, gli altri libri finalisti erano: Cucina milanese contemporanea di Cesare Battisti e Gabrielle Zanatta (Guido Tommasi editore). Il goloso mangiar sano di Elisabetta e Federica Pennacchioni (Gribaudo). Dolci senza bilancia di Sara Brancaccio (HarperCollins). Ottantafame di Carlo Spinelli (Marsilio Cartabianca). E Wild-Pane selvaggio di Martino Beria (Edizioni Enea).

Pasta e non solo: 6 titoli tra cultura e cucina al centro della competizione editoriale

Soddisfatto il presidente della Fondazione Città del Libro, Ignazio Landi. Il quale, alla cerimonia di premiazione, non ha mancato di sottolineare che: «Si chiude oggi la stagione dei Premi Bancarella 2021. Siamo riusciti a realizzare quattro manifestazioni in presenza. Con autori importanti, che hanno ricevuto grande gradimento. Cosa di cui, anche oggi, abbiamo avuto una grande dimostrazione. In lizza per il Premio di Cucina c’erano sei titoli. E soprattutto otto finalisti, con personalità molto diverse ed affascinanti. Per noi sono tutti vincitori. E da oggi entrano a far parte della grande famiglia del Bancarella».

Pasta, una storia millenaria ne esalta valore nutrizionale e potenziale gourmet

Una famiglia culturale e editoriale che ha celebrato, attraverso i titoli in gara nell’agone editoriale, la pasta. La sua storia. Le sue mille rinascite e evoluzioni, da pasto quotidiano fino alle preparazioni gourmet. Una rigenerazione continua nel corso dei secoli, quella di cui la pasta è l’indiscussa protagonista che, nel tempo, ha dimostrato di essere forse l’alimento più versatile. Più amato e gettonato delle nostre tavole. La sua storia, antica e millenaria, affonda le radici nelle origini della civiltà. Quando la stanzialità favorisce l’agricoltura e incrementa la coltivazione del grano: il prezioso cereale che impastato con acqua poteva essere spianato in impasti sottili e cotto su pietra rovente.

Il piatto che conquistò la Roma di Cicerone  e che divenne il business delle corporazioni

E prima che obblighi e burocrati della Ue imponessero un sistema di mercato che, tra obblighi d’acquisto e cloni improponibili, aprissero a una giungla di concessioni, divieti e diktat improponibili. E che non hanno fatto altro che danneggiare primato di qualità e eccellenza gastronomica e culturale dei nostri baluardi culinari, in vetta ai quali sventano proprio grano e pasta… Il piatto che conquistò la Roma di Cicerone. E che, in una ricetta d’epoca tardo imperiale, non sfuggì nemmeno ad Apicio, che la celebrò nel suo De re coquinaria: uno dei testi di cucina più antichi al mondo. Che  nel Cinque-Seicento divenne l’alimento principe del “popolo”. E  l’arte dei pastai conquista il cuore e l’anima imprenditoriale delle prime corporazioni da Roma a Napoli. E da Palermo a Milano, passando per Savona.

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