La donna s’è destra. La storia, le idee, la militanza delle ragazze che non vollero essere femministe

mercoledì 6 Ottobre 18:31 - di Adele Sirocchi

E’ esistita a destra una politica al femminile di tutto rispetto. Donne che facevano militanza, attivismo, che elaboravano proposte, che discutevano sul femminismo, che entravano anche in contrasto con i vertici e con i dirigenti di partito. Un mondo che ribolliva di idee e di entusiasmo e che non ha mai pensato che attraverso il vittimismo fosse possibile ottenere visibilità e spazio nel panorama politico.

La donna s’è destra: il libro di Francesco Maria Del Vigo e Domenico Ferrara

Su questo mondo accende ora i riflettori il libro-inchiesta di Francesco Maria Del Vigo e Domenico Ferrara La donna s’è destra. L’altra storia della cultura e della politica femminile italiana (Giubilei Regnani, pp.228, euro 17), corredato da un’intervista con Giorgia Meloni.   

Le suggestioni storiche e le “radici”

Un libro che è anche una carrellata di suggestioni storiche: nel pantheon femminile della cultura non progressista troviamo le legionarie di Fiume, le futuriste, le squadriste, le fasciste e infine le ausiliarie. Un femminile “collettivo” dove contano gli atteggiamenti spirituali più che le singole individualità. E, accanto ai cenni storici, ci sono le ex militanti che parlano, che raccontano, che restituiscono un vissuto del quale nessuno ha mai parlato, del quale nessuno si è mai accorto. Voci femminili che rivendicano un protagonismo che stride con l’immagine della donna di destra sottomessa, angelo del focolare, casalinga devota, fidanzata silente.

Le violenze contro le attiviste del Msi

Un quadro le cui pennellate già erano state tratteggiate in uno studio precedente sulle donne di destra, Camicette nere di Annalisa Terranova (Mursia, 2007) che si fermava però al periodo di Alleanza Nazionale. Nel libro di Del Vigo e Ferrara le protagoniste imbastiscono da sole la narrazione. E la storia lascia spazio alle testimonianze. Quelle sorprendenti sugli scritti elaborati dal Centro Studi Futura, quelle sui Campi Hobbit e quelle amare e tragiche delle violenze subite negli anni Settanta dalle ragazze che militavano nel Msi. Come Laura Carnevali, Cristiana Paternò, Paola Frassinetti, Silvia Ferretto. Ragazze che hanno subìto processi, insulti, sputi, botte, umiliazioni. E con loro tante altre, anonime ma non meno coraggiose.

La rivista Eowyn e il dibattito sul femminismo

Eppure sono rimaste al loro posto. Col sorriso di sfida di chi si sente parte di una comunità che non vuole mollare. Ragazze che poi sono diventate anche redattrici  di un giornale scritto solo da donne, Eowyn, e che hanno preso in prestito la loro eroina da Tolkien. “Tra le pagine ingiallite di queste riviste stampate al ciclostile – scrivono i due autori  si trovano tanti dibattiti, tanta teoria, ma anche molte proposte pratiche”. Era un mondo “catacombale” per gli altri, ma dove fiorivano idee per chi ci stava dentro.

Dopo la caduta dei muri, un’eredità da rintracciare

Caduti i muri del ghetto, questo patrimonio è rimasto là, in un letargo poco operoso. Mentre si dibatteva di veline, olgettine, berluschine e altre amenità di questo tipo. Eppure è un patrimonio che spiega molto a chi si chiede il motivo di un maggiore protagonismo femminile a destra rispetto a una sinistra sempre in affanno, sempre a rincorrere le “quote”. E La donna s’è destra fornisce un contributo prezioso, in questo senso, al lettore attento, allo studioso, a chi vuole conoscere oltre i pregiudizi e a chi vuole ricordare, senza nostalgia ma con l’orgoglio delle tracce lasciate in eredità.

 

 

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