Ilda Boccassini confessa di essersi innamorata di Giovanni Falcone: «Temevo che quel sentimento…»

giovedì 7 Ottobre 8:58 - di Mia Fenice
Ilda Boccassini

Esce oggi per i tipi di Feltrinelli Editore La stanza numero 30, libro autobiografico di Ilda Boccassini, ex procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano. Nelle 339 pagine il magistrato racconta per la prima volta la sua storia: dalle indagini sulle stragi mafiose del 1992 ai processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e tanti altri. Il Corriere della Sera dedica una pagina intera al libro con due articoli uno a firma di Roberto Saviano e l’altro a firma di Alfio Sciacca.  «Il centro narrativo, che tracima di felicità e dolore al contempo,  – scrive Saviano – è l’incontro con Giovanni Falcone, per Ilda un mentore, un riferimento umano e professionale. Tanto che, scrive, il 23 maggio 1992 sarà per lei “il giorno in cui tutto finisce e tutto comincia”». Ilda Boccassini rivela particolari inediti sul rapporto che la legava al magistrato palermitano che conobbe negli anni 80 e del quale, scrive Sciacca, «come una ragazzina di liceo, subito pensò “comunque è figo”». Ed ecco alcuni passi del libro ripresi da Sciacca.

Ilda Boccassini, la rivelazione

«Me ne innamorai. È molto complicato per me parlarne. Sicuramente non si trattò dei sentimenti classici con cui siamo abituati a fare i conti nel corso della vita. No. Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana, il bisogno di vivere l’amore momento per momento. Ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia, che capivo essere più importante di tutto il resto. Sapevo di non poter condividere con lui un cinema o una gita in barca, pur desiderandolo, ma non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato, perché lo hanno ucciso».

Una giornata al mare all’Addaura

Poi racconta tanti episodi come quello di una giornata al mare all’Addaura, nell’estate del ’90, e di quando lui la invitò a tuffarsi. «…io pensai alla messa in piega appena fatta. Pensieri da donna che non mi fermarono e lo raggiunsi. Giovanni prima mi prese la mano, poi la lasciò e cominciammo a nuotare verso l’ignoto…». A Falcone, si legge ancora, «piacevano molto i miei riccioli. Quante volte mi ha detto che i miei occhi “erano bellissimi”». E racconta anche di un viaggio  fatto in Argentina nel giugno del ’91, per interrogare il boss Gaetano Fidanzati. «Avevo anche un walkman con una cassetta di Gianna Nannini, che ho imposto a Giovanni per tutta la durata del viaggio. Alcune canzoni mi facevano pensare alla nostra storia e le ascoltai più volte, per ore, stringendomi a lui. In top class non c’erano altri passeggeri, eravamo soli in quel lusso rilassante, la nostra intimità disturbata solo dall’arrivo delle hostess. Rimanemmo abbracciati per ore, direi tutta la notte, parlando, ascoltando Gianna Nannini e dedicandoci di tanto in tanto ad alcuni dettagli dell’interrogatorio e ai possibili sviluppi dell’indagine. Che notte…».

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