Il Pd sogna di mettere le mani sulla Lombardia, ma fa male i suoi conti. Chi aspira al Pirellone

giovedì 7 Ottobre 17:28 - di Adriana De Conto
Pd Lombardia

Il Pd che si sta autosviolinando dopo il successo di Sala a Milano, non nasconde le sue ambizioni sfrenate: mettere la bandierina sulla Regione Lombardia è il suo sogno non tanto recondito. Anche se nella regione «profonda» i risultati sono stati di ben altro tenore e hanno premiato il centrodestra. Eppure i sogni di gloria dei dem si sono subito proiettati  alla prossima scadenza politica, l’elezione del governatore. Mancano 17 mesi ma la sinistra si sta già facendo i suoi bei film. Per loro sarebbe come raggiungere il Santo Graal, politicamente parlando. La Regione Lombardia, ad oggi, insieme al Veneto è l’unico ente istituzionale a non essere mai finito nelle mani della sinistra, almeno nell’era dell’elezione diretta.

Il Pd “sogna” la Regione Lombardia. Ma non fa i conti con la realtà

Una “ferita ancora aperta per il Pd”, ragiona sul Giornale Alberto Giannoni. La prova vine dalle stesse parole dei dirigenti dem che in maniera quasi sfacciata “hanno collegato l’esito delle Comunali alla prospettiva delle Regionali. Avventato, anche se legittimo. I tempi, certo, sono fisiologici. Alle Regionali mancano circa 17 mesi. Sembrano tanti ma non lo sono: una campagna elettorale di questo genere non si prepara in poco tempo, da nessun punto di vista. Ecco quindi che chi «deve», si fa avanti”. Circolano già i nomi degli aspiranti  governatori pronti a spodestare il centrodestra. “Si parla con una certa insistenza di Lorenzo Guerini, ex sindaco ed ex presidente della Provincia di Lodi, attualmente ministro della Difesa. Curriculum di tutto rispetto il suo. Molto seriamente si fa il nome di Emilio Del Bono, che agli occhi del Pd ha avuto il merito di vincere due volte a Brescia”.

Assalto al Pirellone: chi sogna di diventare governatore

Dal Pd si tira fuori il nome di Maurizio Martina, che per un periodo è stato reggente del partito. Fanno i conti senza l’oste. Si fa anche il nome di  Stefano Buffagni, «grillino» atipico. E’ stato già al Pirellone e poi al governo, da viceministro. Nel libro dei sogni c’è naturalmente Beppe Sala, anche se l’ipotesi di dare l’addio a Milano dopo neanche due anni dal voto appare lunare. E come ipotesi si è parlato pure di Pierfrancesco Majorino, eurodeputato della sinistra interna. Ma, come si diceva, a sbrodolarsi troppo, si finisce per ignorare una  realtà sotto gli occhi di tutti. Milano non è il paramentro di riferimento del resto della Lombardia: dove, infatti, nelle amministrative le cose sono andate bene per il centrodestra, da sempre più radicato nei territori. Il Giornale cita pochi elempi ma illuminanti: “Il centrodestra ha vinto a San Giuliano Comune non facile –  col 75%. A Gallarate ha vinto al primo turno, a Busto Arsizio lo stesso (e largamente). Anche a Treviglio ha vinto, nei piccoli Comuni del Bresciano in cui si è votato ha vinto quasi ovunque, come a Garlasco (Pavia)”.

Il successo del centrodestra nella Lombardia “profonda”

Significativa soprattutto la vittoria ad Alzano Lombardo, con la conferma di  Camillo Bertocchi, e a Codogno con la conferma della fiducia in Francesco Passerini. Dato essenziale. Dopo la campagna di fango contro la Lombardia in era Covid, pare che la narrazione del circuito mainstream non abbia attecchito affatto. Nella marcia di avvicinalento alle Regionali in Lombardia ci sarà un’altra altra tappa importante: sar le Comunali del 2022, quando andranno al voto Monza, Como e Lodi, oggi tutte e tre governate dal centrodestra. Sarà un test molto indicativo di quanto bolle nella  Regione attualmente sotto la guida di  Attilio Fontana.

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