Il patto segreto tra Italia e Francia a un passo dalla firma. Una trappola, ci guadagnerà solo Parigi

sabato 30 Ottobre 9:03 - di Gabriele Alberti
Italia Francia

Proprio in queste ore del G20 a Roma va in scena dietro le quinte il “patto segreto tra Italia e Francia”, come lo definisce la Verità oggi in edicola. Di tratta un’intesa  su una serie di temi – migranti, confini, industria, commercio-. Diciamolo subito: gli accordi andrebbero più a vantaggio di Parigi che altro. Un vecchio progetto nato ai tempi del governo Gentiloni che ora si sta materializzando. ll  testo dell’accordo c’è e dovrebbe essere suglato entro l’anno. Il quotidiano la Verità  oggi in edicola è riuscita ad averne contezza. “Contiene trappole potenzialmente devastanti per la nostra industria, per il commercio, per la Difesa e pure per i confini. Flussi migratori compresi. Rischiamo di avere una polizia di confine condivisa senza sapere bene a quali obiettivi risponde e che logiche dovrà seguire”.

Patto Italia Francia: Fratelli d’Italia sventò il “regalo” di un pezzo di mare alla Francia

Così, scrive il direttore Belpietro, mentre da noi si litiga sulla qualunque; “mentre la sinistra discute e si accapiglia su un tema fondamentale come la legge Zan contro l’omotransfobia, è assai probabile che un nostro vicino transalpino si stia fregando le mani. E non perché l’Italia si sia rivelata un Paese retrogrado, che non tutela i gay e discrimina chi ha tendenze sessuali diverse da quelle degli eterosessuali, – come dicono Letta e i suoi compagni -: ma perché la grande distrazione di massa della legge Zan sta consentendo di far passare inosservato un accordo che rischia di danneggiarci”. Si tratta di quello che viene definito ” il patto del Quirinale”.  Progetto di cui si discute da anni, nelle stanze della diplomazia, e di cui abbiamo avuto sentore con Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. Ricordate quando l’allora premier stave per “regalare” un pezzo di mare alla Francia? All’epoca fu Fratelli d’Italia a smascherare e a rendere noto il tentativo di colpo di mano che avrebbe avvantaggiato i cugini d’Oltrealpe. Anche all’epoca la Verità denunciò il tentativo di “svendita”  che fu bloccata, in data da destinarsi. Questa data è in agenda. Sempre nel silenzio generale.

Italia Francia: un patto di cui nessuno parla che ci ingiaia su migranti e industria

L’intesa del patto Italia Francia è a un passo dalla firma. “La prima bozza è circolata in ambiente ristretto nel dicembre del 2020, in piena emergenza Covid- scrive Belpietro- . E dunque nessuno se ne è accorto. Nel giugno di quest’ anno il Quirinale ha ricevuto la controproposta francese: articolata in un’ipotesi di trattato con annessa una feuille de route, cioè una tabella di marcia. Beh, il ruolino che è transitato dagli uffici del ministero degli Esteri prevede che la sigla del patto di cooperazione bilaterale avvenga entro l’anno in corso. Anzi, forse già entro il mese prossimo”. Da un appunto che circola in ambienti diplomatici c’è uuna precisa volontà: «l’idea è che si possa chiudere il testo entro il mese di ottobre e prevedere la firma del trattato a Roma nel mese di novembre;  precedendo il prossimo vertice bilaterale che dovrebbe tenersi in Francia». Domanda urgente: il Parlamento avrà la compiacenza di discutere anche di questioni fondamentali, “e farci sapere quale contratto stiamo firmando e con quale patto ci stiamo legando le mani?”.

“Ci stiamo legando a doppio filo alla Francia”: dov’è il trucco?

Sul tappeto di questo accordo che segretamente viene redatto ci sono cose importanti di cui un governo dovrebbe discutere a viso aperto. La segretezza non è certo una premessa che rincuora. “Un’intesa che riguarda la gestione degli immigrati, «un’evoluzione dello spazio frontaliero»: una “formula astrusa che pare non promettere niente di buono se non di fregarci qualche pezzo di territorio. Una «governance comune nel settore digitale e dello spazio cibernetico»; «l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi» (cioè levare gli aiuti alle aziende che non piacciono a Greta Thunberg) eccetera”. Il trattato riguarderebbe poi gli affari esteri, la sicurezza e la difesa, la giustizia, la cooperazione economica, industriale e digitale, lo sviluppo sociale, i rapporti con l’Europa, lo Spazio, l’amministrazione pubblica e altro ancora.

Urge trasparenza sul “patto del Quirinale”

“In pratica – sintetizza la Verità –  ci stiamo legando a doppio filo alla Francia”. Il perché, gli obiettivi non sono chiari e trasparenti.  “Magari si tratterà dell’intesa più vantaggiosa del mondo, ma conoscendo i nostri amici transalpini diciamo che nutriamo qualche dubbio. Di certo non ci piace la segretezza con cui è affrontata la questione”.  Affermare che lo scopriremo solo vivendo non rassicura affatto. Che su un accordo che ci vincolerà a lungo non si sia parlato  a un passo dalla firma è sconcertante. Urge chiarezza.  Per esempio: “Il Trattato ci impegnerà a consolidare i rapporti per stabilizzare il Mediterraneo, l’Africa subsahariana e il Medioriente. Sviluppare scambi di informazioni fino ad avere attività congiunte anche sul piano operativo. Il tutto sulla base di una «cultura strategica comune»”. Che significa? “Se in ballo ci saranno gli interessi dell’Eni o di Total ci sarà un punto di caduta oppure decide chi è più forte? I casi legati a Fincantieri o anche la concorrenza a Leonardo e ad altre aziende nostrane dovrebbero essere uun monito. “Non ci vogliono numerose lauree per capire quanto sia sottile il filo su cui stiamo camminando”.

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