“Ezra in gabbia”, il teatro si inchina a Pound. Mollicone: “Colmato un ritardo colpevole dello Stato”

giovedì 28 Ottobre 13:35 - di Augusta Cesari
Ezra Pound teatro

Ezra Pound a teatro. Si intitola ‘Ezra in gabbia’ e si propone di spalancare la prigione culturale in cui è stata rinchiusa per decenni la figura di Ezra Pound. Dopo il carcere fisico e morale che patì l’intellettuale rinchiuso in manicomio criminale nel 1945; dopo essere stato dichiarato infermo di mente e incapace di intendere e di volere, con una contestata perizia psichiatrica. Che però gli evitò la prospettiva dell’ergastolo o della condanna a morte per tradimento, dopo l’adesione al fascismo e gli elogi per Mussolini e Hitler.

Ezra Pond, rivive a teatro la sua parabola umana e artistica

Il bel progetto  è targato Teatro Stabile del Veneto e Oti, Officine Teatrali Italiane. A presentarlo  a Palazzo Madama  l’intergruppo parlamentare cultura arte spettacolo presieduto da Federico Mollicone.  Una sede prestigiosa per il grande poeta, “intelligenza scomoda del ‘900″, come scrisse il grande Giano Accame. Lo spettacolo “Ezra in gabbia”  dopo il debutto al teatro Goldoni di Venezia nel 2018 ha purtroppo seguito la forzata sospensione per il Covid. Ma ora  approderà a Roma per due serate il 27 e 28 novembre alla Sala Umberto. Regia di Leonardo Petrillo che firma anche il testo. Nai panni di Ezra Pound un grande del nostro teatro,  Mariano Rigillo (nella foto in un’intensa immagine della piéce), affiancato da Anna Teresa Rossini, sua compagna anche nella vita. Ha saputo dare corpo e sostanza a un dramma profondo.

Il caso Ezra Pound a teatro: Rigillo interpreta il poeta dei “Cantos”

Lo spettacolo pone sotto i riflettori la figura del poeta statunitense Ezra Pound, in vista del 50° anniversario della sua morte. Il poeta dei “Pisan Cantos” trascorse buona parte della sua vita in Italia, a partire dal 1958, soprattutto a Venezia sua città di elezione e di esilio. Vi morì nel 1972. Un poeta e artista che pagò con l’emarginazione e l ‘infame prigionia la sua adesione al fascismo e poi alla Repubblica sociale italiana. Le conseguenze della sua scelta politica portarono nel maggio del 1945 alla sua cattura da parte dei partigiani italiani e la consegna ai militari Usa.

Quella “gabbia infame”

Gli americani lo trasferirono in un campo di prigionia in Toscana dove rimase per circa un mese in una situazione di umiliazione senza precedenti:  giorno e notte, in una gabbia di rete metallica con un tetto di lamiera e il pavimento in cemento; esposta alle intemperie e illuminata costantemente durante la notte. La  ‘gabbia’ è quella evocata dal titolo della performance teatrale. Poi passò quasi 13 anni da recluso in un manicomio criminale negli Usa. Sarà liberato solo nel 1958, a seguito di una petizione internazionale di intellettuali. Pound raggiunge la figlia in Alto Adige. Tornò anche a Venezia, dove lo intervistò Pier Paolo Pasolini.

Il regista: Ezra Pound come Dante: “Eretici, esiliati”

‘Ezra in gabbia’ è “uno spettacolo basato sulle ossessioni – si spiega nelle note di regia – Ossessione per la giustizia, per la libertà, per l’usura che corrode il mondo. L’ossessione dell’uomo Pound che si sente inadeguato per non essere riuscito, se non a sprazzi,  a difendere la sua poesia, la scoperta delle incongruenze sociali e artistiche, del mondo e degli uomini”. L’autore e regista dello spettacolo, Leonardo Petrillo, propone anche una sorta di “parallelismo con la figura di Dante: entrambi poeti, cantori uno dell’Italia l’altro degli Usa: eretici, esiliati, messi all’indice. Ora, è giunto il tempo che l’Italia si riconcili con la figura intellettuale e artistica di Ezra Pound”.

Mollicone: “Vogliamo dare al poeta un riconoscimento istituzionale”

“L’opera si pone anche un obiettivo più particolare e strategico – spiega Mollicone -:  ovvero ricongiungere la memoria storica e culturale a un riconoscimento istituzionale. Attraverso questo progetto si intende dare un riconoscimento ufficiale alla figura e alla grandezza di Ezra Pound. Con un colpevole ritardo da parte dello Stato italiano e in generale della nostra Nazione”. Mollicone non nasconde “la difficoltà generale di inserire una figura come quella di Ezra Pound in un contesto teatrale. Abbiamo l’assoluta consapevolezza che questa operazione può ora riprendere in pieno con un progetto complessivo che coinvolge anche la Regione Veneto e il Comune di Venezia, assieme al Teatro Stabile del Veneto: per tirare fuori la peculiarità di un personaggio di levatura internazionale come Pound”.

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