Cuba, marcia anti-regime il 15 novembre. Sgarbi: il comunismo lì c’è, il fascismo è finito 70 anni fa

mercoledì 13 Ottobre 17:30 - di Redazione
Cuba

L’opposizione cubana sfida i divieti imposti dal regime e conferma l’intenzione di manifestare pacificamente il prossimo 15 novembre. La richiesta di autorizzazione, presentata dal movimento Archipielago, fondato dal drammaturgo Junior Garcia, inizialmente era per il 20 novembre, data scelta dall’Avana per delle manovre militari, e quindi la coalizione ha deciso di spostare l’appuntamento ma non di cedere “all’autoritarismo” del regime, confermando la mobilitazione.

Negato il permesso per la marcia di Archipielago

Le autorità cittadine dell’Avana hanno negato il permesso di manifestare, accusando i promotori del corteo di essere legati agli Stati Uniti e di “voler manifestare per promuovere un cambio di governo a Cuba”. “Non si riconosce la legittimità delle motivazioni della marcia” prosegue il comunicato in cui si definisce “irrevocabile” il regime comunista e si rivendica “il diritto di combattere con tutti i mezzi contro chiunque intenda dirottare l’ordine politico, sociale ed economico”.

Il movimento conferma: marceremo per i nostri diritti

Parole che “dimostrano ancora una volta che non esiste a Cuba lo stato di diritto”, è stata la risposta di Archipiélago che accusa il regime di non rispettare “neanche la propria Costituzione e di violare i diritti umani dei suoi cittadini”.

Denunciando come “ridicola” la risposta del regime, il movimento promette di rispondere “all’autoritarismo, con senso civico”. “Il 15 novembre la nostra decisione personale sarà di marciare civilmente e pacificamente per i nostri diritti”, ha concluso annunciando quindi una marcia di protesta che potrebbe concludersi con una violenta repressione da parte delle forze dell’ordine cubane come è avvenuto l’11 luglio scorso.

Junior Garcìa: all’interno del governo stanno vincendo i falchi

Intervistato dalla radio francese Rfi, Junior García ha detto che la decisione del governo cubano non è una sorpresa: “Sono le stesse scuse di sempre”, ha detto esprimendo la convinzione che all’interno del governo stanno vincendo “i falchi più radicali che non lasciano nessuno spazio ai cittadini cubani per esprimersi”.

Quanto accade a Cuba conferma ciò che ha sottolineato Vittorio Sgarbi: “Mentre il fascismo è finito 70 anni fa, a Cuba, in Cina e in Corea il comunismo c’è ancora”.

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