Conte travolto dalla debacle M5S: «Indifendibile». E Raggi prepara la scalata al Movimento

martedì 19 Ottobre 11:39 - di Federica Parbuoni
conte m5s

Avviato con il risultato disastroso del primo turno, il redde rationem all’interno del M5S sembra essere ormai arrivato al punto, dopo le sconfitte inanellate anche al ballottaggio. Anche perché, mentre i pentastellati praticamente scompaiono dalla mappa delle amministrazioni italiane, l’equilibrio politico con il Pd in vista dell’«alleanza organica» giallorossa si sposta ormai chiaramente verso un marcato rossogiallo. E Giuseppe Conte, la cui leadership non è mai davvero decollata, si trova ora più nei guai che mai.

I malumori M5S travolgono Conte: «Che vuoi difendere?»

Nel M5S pare che non ci sia nessuno disposto a difenderlo. E, del resto, come hanno ripetuto diversi parlamentari citati dal Messaggero, «che vuoi difendere? Abbiamo perso su tutta la linea». Un tracollo per altro mal gestito da Conte, che ieri ha parlato solo alle 19, quando ormai mugugni e maldipancia erano arrivati oltre la soglia di tollerabilità. «Tutti i leader hanno commentato l’esito dei ballottaggi, è possibile che, ancora una volta, siamo gli unici a non avere una linea?», si domandava «uno dei parlamentari più inquieti», citato dall’agenzia di stampa Adnkronos.

Quei numeri impietosi che condannano Conte

Così, mentre nella sua analisi Conte si rifugiava dietro «astensionismo» e necessità di una «immediata riorganizzazione» e si consolava con i (pochissimi) «comuni in cui abbiamo confermato l’elezione dei sindaci uscenti» e quelli in cui «abbiamo contribuito alla vittoria», gli analisti iniziavano a fare i conti del reale apporto del M5S a queste amministrative e, ancor di più, alle vittorie della sinistra. Con un bilancio senz’appello: zero. «Dati alla mano – si legge sul Messaggero – 5S, al primo o al secondo turno, sono stati ininfluenti nelle grandi città (anche negli altri capoluoghi al ballottaggio come Varese, Isernia e Latina). Napoli compresa, dove il 12,8% è appena un quarto del risultato raccolto nel 2018. Prendendo invece la carta geografica si fa fatica a trovarli: i 5S guidano solo 3 capoluoghi di cui il più importante è Campobasso».

Il timore dei deputati: «Facciamo la fine di LeU»

«Facciamo la fine di LeU», è stata la considerazione di un altro fra gli sconsolati deputati pentastellati, consapevoli che il Movimento oggi ha davvero poco da far pesare nella costruzione dell’alleanza con il Pd. Un problema che è tanto esterno quanto interno, perché mentre la stella di Conte alla guida del M5S tramonta prima ancora di essere sorta, ci sono stelle al tramonto che puntano a rinascere. Due su tutte: le prime cittadine uscenti Chiara Appendino e Virginia Raggi, che seppur sconfitte hanno dalla loro la popolarità personale acquisita nel corso dei mandati a Torino e Roma.

La Raggi prepara la scalata al M5S e la spallata a Conte

Ed è soprattutto sulla Raggi che si concentrano le attenzioni, anche perché l’ex sindaco ha già fatto capire l’andazzo nel corso delle due settimane intercorse tra primo e secondo turno, quando in più modi s’è messa di traverso sulla strada di Conte, a partire dal rifiuto di allinearsi alle indicazioni di voto per Gualtieri. Che poi vuol dire rifiutarsi di allinearsi sic et simpliciter all’asse col Pd. Raggi, d’altra parte, l’ha detto chiaramente: a Roma «io mi siederò all’opposizione, senza sconti, collaborando invece dove ci sono possibilità di aperture». Con buona pace dell’intesa nazionale che «mi sembra ci sia».

Di Maio e Fico in prima linea sul fronte dell’ala governista

Una linea, quella dell’ex prima cittadina della Capitale, che va in asse con la posizione assunta da Alessandro Di Battista, sempre pronto a prendere le distanze dalle scelte di vertice del M5S. E qui per Conte si apre un altro fronte ancora, perché di contro poi c’è anche l’ala governista che smania e che vede i suoi campioni in Luigi Di Maio e Roberto Fico. La prospettiva politica fa vedere due orizzonti per la resa dei conti: il voto per il Quirinale e poi quello per le politiche. Nel frattempo sarà guerra di logoramento, ammesso che Conte regga.

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