Bimbo ucciso in Umbria, non c’è fine all’orrore: la madre manda la foto del figlio sanguinante al padre

sabato 2 Ottobre 12:54 - di Lorenza Mariani
bimbo morto supermercato

Il tragico caso del bimbo che la madre – arrestata con l’accusa di omicidio volontario aggravato – ha adagiato quando era ormai morto sul rullo scorrevole della cassa di un supermercato di Città della Pieve, aumenta la sua portata di orrore ogni ora che passa. A ogni nuova acquisizione con cui gli inquirenti aggiornano l’indagine intestata all’agghiacciante vicenda. Contro la donna, infatti, emergono ora nuove prove: filmati, testimonianze. E, non ultimo, un ulteriore, importante elemento poco fa: l’invio di una foto ritraente il bambino insanguinato, che la donna avrebbe molto presumibilmente trasmesso al padre del piccolo in Ungheria. E tramite una piattaforma social che, alla vista della tragica immagine, ha allertato tutte le autorità competenti.

Bimbo ucciso e portato al supermercato: la madre invia la foto del figlio sanguinante al padre

Non c’è fine all’orrore. Uno scempio, quello di cui gli inquirenti accusano la 43enne ungherese fermata in seguito all’omicidio del figlio di due anni, rivelato con la decisione di portare il piccolo, ormai esanime, al supermercato. E che ha portato al decreto di fermo che  il pm di turno, titolare delle indagini, ha emesso nella notte. «La misura – si legge in una nota della Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone – si è resa necessaria visti i numerosi e significativi elementi emersi nelle immediate investigazioni avviate a seguito dei fatti. La mole degli indizi raccolti propende, infatti, per una presunta responsabilità della madre, una 44enne di nazionalità ungherese, la quale sarebbe l’unica ad aver trascorso le ore antecedenti all’evento delittuoso con il piccolo».

Contro la donna, nuove prove: filmati, testimonianze, e gli oggetti ritrovati in un casolare

Non solo. Il dato emerge sia dai filmati estrapolati dalle telecamere della zona. Sia da altri elementi raccolti: a partire dalle testimonianze. Fra l’altro, durante le ricerche, avviate dai carabinieri coordinati dal magistrato di turno. E nello specifico concentrate nell’area antistante il supermercato dove è stato portato il bambino. Sono stati trovati numerosi oggetti appartenuti ad entrambi. In primo luogo, il passeggino, tra l’altro sporco di macchie al momento non meglio identificate. Ma che potrebbero essere di sangue. Poi alcuni giocattoli: tra cui un peluche. Oltre che un pannolino usato e tracce di alimenti. Significativi sono anche altri oggetti scoperti nelle pertinenze di un casolare abbandonato nelle vicinanze. Lì – spiega l’Adnkronos – gli investigatori avrebbero raccolto altri giocattoli (probabilmente sempre del piccolo).  Oltre ad una maglietta sporca di sangue con dei tagli sulla parte anteriore. E, infine, una felpa della madre.

Versioni confuse e contraddittorie che hanno corroborato il quadro indiziario

E poi c’è quella foto: terribile. Quello scatto che ritrae il bambino insanguinato. Trasmesso molto presumibilmente dalla donna al padre del piccolo in Ungheria. Una istantanea inviata, come anticipato in apertura, tramite una piattaforma social. Che, alla vista del contenuto tragico, ha allertato tutte le autorità competenti. Tutto quanto raccolto e analizzato e fin qui, allora. Tutti elementi indiziari, sono stati contestati alla donna con un interrogatorio col pm che si è svolto in presenza del difensore dell’indagata. Ospitato presso il Comando Compagnia Carabinieri di Città della Pieve. E nel corso del quale la 43enne ungherese ha fornito versioni confuse e contraddittorie. Parole, le sue, che hanno corroborato il quadro indiziario. Oltre a far propendere, ulteriormente, per l’emissione del decreto di fermo.

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