Appunti per giovani patrioti, il nuovo libro di Baldoni sulla “Giovane Italia”. Meloni: il valore della continuità

mercoledì 27 Ottobre 14:36 - di Antonella Ambrosioni
Giovane Italia Baldoni

Rigore, ricerca, passione: l’imprinting inconfondibile di Adalberto Baldoni, storico della destra italiana, si ritrova tutto in questa nuova opera preziosa, fresca di stampa: “I ragazzi del ciclostile- La Giovane Italia, un movimento studentesco contro il sistema” (Eclettica Edizioni). La storia della più importante organizzazione giovanile di studenti del secondo dopoguerra è un altro fondamentale tassello che si aggiunge alla cospicua produzione saggistica sulla storia della Destra dello storico e giornalista, “intellettuale d’azione” come Giorgia Meloni definisce Baldoni nella bella introduzione al volume. Un libro fortemente voluto dal coautore, Alessandro Amorese, editore, saggista, studioso dei movimenti giovanili, Direttore di StoriaRivista”.

La “Giovane Italia”, un unicum nella storia della Destra giovanile

Un lavoro capillare e meticoloso costato agli autori 3 anni e mezzo di lavoro. Ne sono il  frutto queste oltre 500 pagine dei Ragazzi del ciclostile che raccontano una storia avvincente e unica nel suo genere, mai prima raccontata nella sua interezza. La Giovane Italia, nata nell’autunno del 1950 a Milano, in pochi anni si diffuse capillarmente nelle scuole, pur potendo contare su mezzi esigui, giornaletti d’ istituto e  volantini, con l’uso esclusivo del ciclostile. Non possedeva le attrezzature e i fondi a disposizione della Federazione giovanile comunista, che sfornava periodicamente giornali  e volantini stampati. Eppure negli anni Cinquanta fino a metà anni Sessanta  diventò il  più seguito movimento giovanile tra gli studenti.  Un unicum nella storia dei movimenti politici giovanili.

Cosa ha rappresentato la Giovane Italia: dal dopoguerra agli anni ‘70

La difesa della Nazione fu  una delle principali ragioni di azione politica. I giovanissimi “patrioti”  riportarono il tricolore nelle piazze quando si trattò di difendere l’italianità di Trieste e dell’Alto Adige. Il movimento guidò le proteste anticomuniste dopo l’invasione sovietica di Budaperst e di Praga. Condannò la  costruzione del Muro di Berlino e i regimi del “socialismo reale” dell’Est europeo. Generosi e solidali, i giovanissimi militanti furono in prima linea  quando si trattò di soccorrere le popolazioni colpite da calamità naturali, come nel Polesine, a Firenze e nel Belice.

Il sogno di un’ alternativa al conformismo

La Giovane Italia fu molto più di una palestra politica, di una scuola di partito. Fu l’orizzonte nel quale generazioni di ragazzi e ragazze proiettarono  una visone del mondo alternativa alla cappa di conformismo di sinistra che stava egemonizzando le strutture culturali del Paese. Baldoni e Amorese ci conducono per mano fino al 1971, quando terminerà il brillante percorso dell’ Associazione e sarà costituito il Fronte della Gioventù. Ogni passaggio di questa storia ventennale è documentata con cura, con testimonianze e fotografie preziose, introvabili.

Baldoni: “Un passato da prendere come esempio per il futuro”

Perché ricordare questa storia? Lo spiega con chiarezza lo storico e giornalista, autore di “La Destra senza veli”: “Scopo di questo libro è  quello di descrivere la nascita, lo sviluppo, le  molteplici iniziative culturali e non, della Giovane Italia, a cui hanno aderito e militato in circa venti anni di attività, migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi. Soprattutto per ricostruire un rilevante squarcio di storia della destra che non tutti conoscono. Un passato  da prendere come esempio per andare avanti con coraggio, dedizione, coerenza, intelligenza”. Perché il  futuro si costruisce sulle fondamenta del passato, riconoscendo il valore fondamentale della memoria storica.

I giovani e la Storia

Per questo l’autore biasima l’approssimazione di cui gode lo studio del passato nelle scuole. E soprattutto condanna l’uso politico della storia che trasforma la disciplina strumento fazioso, di parte. Come abbiamo visto proprio in queste settimane arroventate. Altro tema di fondo alla base dei Ragazzi del ciclostile è appunto, la “questione giovanile” a cui Baldoni tiene molto. Dedica pagine introduttive illuminanti sulla nuova visione del mondo in cui i ragazzi di oggi sono immersi: con i “nuovi  oracoli, i nuovi  punti di riferimento”, ossia gli influencer  da milioni di follower; con i social che alimentano narcisismo, confusione, solitudine, anaffettività. Si sta configurando una nuova antropologia giovanile, nella cornice di un mondo in declino. “La Politica, quella con la p maiuscola, al momento, sta offrendo un pessimo esempio”, dice l’autore.

Come rimediare? Lo studio del passato può venire in soccorso. Per questo va difeso dalle ricostruzioni faziose e di parte. Per questo, come in questo libro, merita di essere raccontato per i suoi elementi di continuità con il presente.  E infatti il filo della memoria si riannoda all’oggi. “A circa 30 anni  di distanza Giorgia Meloni, ha  rinfrescato gli stessi concetti – scrive Baldoni- . Nell’ ultimo capitolo del  suo libro  Noi crediamo, si è soffermata sulla nascita dello Stato Italiano nel 1861 e sulla figura dell’ eroe risorgimentale Goffredo Mameli, morto a soli 21 anni a Roma nel 1849. Ispirandosi a questa e altre figure di  “fratelli d’Italia” illustrate nel libro ha affermato che, in momento di crisi dobbiamo ricordare da dove veniamo”.

Meloni: “Appartengo, forse, all’ultima generazione cresciuta in un’organizzazione giovanile di partito

Appartengo, forse, all’ultima generazione cresciuta in un’organizzazione giovanile di partito”, scrive Giorgia Meloni nell’introduzione. “Sentivo nei volantini che distribuivo, nelle canzoni che cantavo, la possibilità di legarmi ad altre generazioni. Io, piccolo anello di una catena lunga, resistente e tormentata. Ebbene, i primi anelli di quella catena sono raccontati in questo libro”. Nell’ estate del 1996 si sarebbe infatti chiuso il capitolo del Fronte della Gioventù, che aveva raccolto il testimone dalla Giovane Italia nel 1971. Di lì a breve sarebbe nata Azione Giovani, terzo capitolo di questa storia politica, di cui la Meloni è stata militante, dirigente e presidente per molti anni. Un filo conduttore che non si spegne. Ecco allora la necessità di un libro come questo, scritto affinché il ricordo e la storia politica di questi “ragazzi del ciclostile” non si affievolisca e ci sproni ad “aggredire” il presente, ad “osare”, a incrinare il muro di conformismo che si tenta di costruire. Ieri come oggi.

 

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