Fondi per muri e filo spinato anti migranti: la richiesta di 12 Paesi europei (non c’è l’Italia) imbarazza l’Ue

venerdì 8 Ottobre 13:53 - di Marta Lima

I ministri dell’Interno di 12 Paesi membri chiedono alla Commissione europea di finanziare la costruzione di muri al confine per bloccare l’ingresso di migranti che arrivano dalla Bielorussia. In una lettera datata 7 ottobre e citata da Eu Observer, i ministri scrivono: “Le barriere fisiche sembrano essere un’efficace misura di protezione che serve gli interessi dell’intera Ue, non solo dei Paesi membri di primo arrivo. Questa misura legittima dovrebbe essere finanziata in modo aggiuntivo ed adeguato attraverso il bilancio Ue come questione urgente”.

Muri e filo: la spallata di 12 Paesi europei sul tema dei migranti

La lettera di 4 pagine inviata al vice presidente della Commissione Ue Margaritis Schinas ed alla commissaria agli Affari interni Ylva Johansson è firmata dai ministri di Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. Non c’è l’Italia, ovviamente. Ma la richiesta dei 12, se accolta, potrebbe creare un precedente per tutti coloro che, in qualsiasi luogo d’Europa, volessero chiedere finanziamenti per strutture fisse “difensive”.

Il diktat della Polonia: “Le nostre leggi sono incompatibili con la Ue”

Un altro aspetto delicato ha invece a che fare con la gerarchia legislativa. “Alcune parti della legislazione dell’Unione europea non sono compatibili con la Costituzione della Polonia”, ha stabilito la Corte Suprema polacca, innescando un potenziale conflitto con Bruxelles. “Il tentativo della Corte europea di giustizia di essere coinvolta nei meccanismi legislativi polacchi viola la norme che assegnano la priorità alla Costituzione e le norme che rispettano la sovranità nell’ambito del processo di integrazione europea”, si legge nel giudizio della Corte.

La Commissione europea ha utilizzato i Trattati della Ue per giustificare il proprio diritto ad intervenire nelle questioni relative allo stato di diritto in Polonia. Per questo, secondo la Corte europea di giustizia, la nuova procedura per la nomina dei giudici della Corte Suprema polacca potrebbe violare la legge dell’Unione europea.

In base a questo giudizio, teoricamente la Corte di giustizia europea potrebbe costringere la Polonia ad abolire parte della controversa riforma della giustizia. La Commissione Europea a stretto giro ha reso noto che utilizzerà “tutti gli strumenti a disposizione” per assicurare il rispetto del principio che prevede il primato del diritto Ue su quelli nazionali, che è “il cuore dell’Unione, fin dall’inizio”, ha detto il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders.

Il commissario europeo: “Siamo molto preoccupati”

“E’ troppo presto per entrare nei dettagli, perché leggerò il testo prima, ma siamo preoccupati per la situazione. Ripeto la nostra posizione sul primato del diritto Ue. Nei mesi scorsi abbiamo coerentemente richiamato alcuni principi fondamentali del diritto Ue, principi che governano l’Ue dall’inizio, che sono il cuore dell’Unione. Prima di tutto, le sentenze della Corte di Giustizia sono vincolanti per tutti i Tribunali nazionali; secondo, il diritto Ue prevale sui diritti nazionali; terzo, solo la Corte Ue ha la giurisdizione per stabilire se un atto di un’istituzione Ue è contrario al diritto Ue”, ha aggiunto.

“Siamo molto saldi – ha detto ancora – e useremo tutti gli strumenti a disposizione per difendere questi principi, che sono il cuore dell’Unione. Sul Pnrr della Polonia continuiamo le discussioni, sono processi separati. Ma non vogliamo avere alcuna deviazione da quei principi, che sono il cuore dell’Ue, fin dall’inizio”.

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