“Mario, vorrei che tu…”. Monti confessa, Angela Merkel gli dava gli ordini e lui eseguiva

martedì 28 Settembre 9:40 - di Gabriele Alberti
Monti Merkel

L’Italia è stata eterodiretta due volte. E’ stata Angela Merkel a volere che Mario Monti si candidasse.  Se non era un segreto ormai per nessuno che  fossero stati la cancelliera tedesca e l’establishment europeo a volere disarcionare Berlusconi e a pretendere – con il benestare si Napolitano- il “ribaltone”;  ora sappaiamo  che anche la candidatura del 2013 del professore in loden non fu farina del suo sacco. Le mani sulla politica italiana in quegli anni erano la norma, nonostante all’epoca dei fatti i diretti interessati negassero tutto. La rivelazione la dobbiamo all’incontinenza verbale dello stesso Monti che in un autoelogio se lo è lasciato sfuggire, come riportano Verità e Libero in edicola questa mattina.

Monti si autoelogia e rivela: “La Merkel mi ha voluto”

“Ritenevamo che la candidatura dell’ex rettore della Bocconi e la fondazione di un partito per concorrere alle elezioni, ossia Scelta civica, fosse, almeno quella, farina del sacco del professore. Visto che la stampa e le tv avevano steso fiumi di saliva al suo passaggio, ritenevamo che l’ex premier si fosse montato la testa e davvero si fosse convinto che gli italiani non potessero fare a meno di lui. Invece, ieri, in occasione dell’ormai prossima uscita di scena della Cancelliera di ferro, Monti ha voluto ricordare i rapporti avuti con la premier tedesca”. Lo scrive il direttore Belpietro nell’editoriale. Monti ha reso noto il suo album di ricordi: ha raccontato del suo aperitivo con la Cancelliera a base di acqua durante il quale la Merkel prima gli avrebbe confidato di vederlo bene al Quirinale, al posto di Napolitano; poi però lui avrebbe capito che sia lei che i partner europei avrebbero preferito che rimanesse a Palazzo Chigi, per completare le riforme avviate”.

Quell’aperitivo a Berlino a base di acqua

Gli viene chiesto a Monti se “è vero che fu Merkel a spingerla a candidarsi alle elezioni del 2013. E lui, gonfio di autocompiacimento come un playboy di provincia – leggiamo sul Giornale –  conferma e regala dettagli. «Merkel mi prese con molta umanità. “Mario, cosa pensi di fare?”, mi domandò. Le chiesi come la vedesse lei. Disse: “Finora io e altri colleghi europei abbiamo pensato che tu saresti il naturale successore di Giorgio Napolitano al Quirinale. Ma ora io penso, e so che anche altri pensano, che dal punto di vista dell’Italia e dell’Europa sarebbe ancora più importantese tu potessi continuare a guidare il governo; o far sì che in parlamento si formi una maggioranza in linea con la politica di riforme che hai iniziato”». Sappiamo, ppo, come andò. Monti seguì i “preziosi” consigli della Cancelliera. Fondò Scelta civica, l’8,3% alle elezioni e la fine ingloriosa del partitino. Quindi si conferma quel che all’epoca tutti negarono: che l’establishment europeo discuteva con disinvoltura – lo fa capire Monti –  su chi debba essere il presidente della repubblica italiana, chi sarebbe il miglior premier e quali riforme deve fare. Il dramma è che se i colleghi europei brigano, chi dovrebbe fare gli interessi italiani li ha assecondati.

Così i Paesi Ue misero bocca nella politica italiana

Non è un bel modo di agire e infatti Monti aveva negato ogni cosa. “Nel febbraio del 2013, accusato di essere una pedina nelle mani dalla cancelliera, aveva respinto con disprezzo illazioni tanto basse; assicurando che «lei non interferisce nelle elezioni italiane né in quelle di altri Paesi». La Merkel nel dicembre del 2012 dichiarava la stessa cosa: «Non posso entrare nella politica italiana e su chi possa candidarsi».  “Ci sono voluti nove anni – scrive Libero –   per rendere più plausibile quanto scritto dal Wall Street Journal il 30 dicembre del 2011”. Nell’ottobre di quell’anno la cancelliera aveva violato «la regola non scritta che vieta a un Paese dell’Ue di intervenire nella politica interna di un altro membro».  Grazie all’autocompiacimento di  Monti, ora abbiamo la certezza che per la Merkel quella «regola non scritta» valeva zero.

Un vulnus nella politica italiana

In pratica, volendo che Monti si candidasse, la Cancelliera era evidentemente felice di quanto stava accadendo in Italia con le riforme famigerate del professore e dei suoi tecnici: tante famiglie distrutte nelle aspettative per la riforma delle pensioni: con decine di migliaia di lavoratori lasciati senza stipendio e senza pensione. Da lì – analizza Belpietro- si aprì una falla nelle regole domocratiche: perché ne sarrebbe uscita rafforzata l’antipolitica, l’exploit dei grillini e tutto il resto. Ossia, contabilizza Belpietro: “Grazie alla  Merkel ci siamo trovati con governi tecnici, semitecnici o semplicemente fallimentari”. Mai scelti dai cittadini. “In pratica, Monti svela ciò che immaginavamo, ma di cui non avevamo prova: e cioè che a decidere le cose politiche italiane per anni non sono stati gli italiani; ma i cosiddetti Paesi amici. Che, attraverso leader come Angela Merkel, Nicolas Sarkozy, Jean Claude Juncker eccetera, mettevano bocca negli affari nostri facendo, ovviamente, gli affari loro“.

 

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