L’ex ambasciatore Giffoni assolto dopo 4 anni. Espulso e malato, viveva con la pensione materna

martedì 28 Settembre 20:36 - di Redazione
Giffoni

«Il fatto non sussiste». Quattro parole che rappresentano per molti imputati (troppi, in verità) una formula magica, prima ancora che giudiziaria. Quella che restituisce loro la reputazione e, per molti versi, la vita stessa. Non è un caso che spesso chi la sente pronunciare con l’animo carico di tensione si sciolga poi in un pianto liberatorio. Esattamente quel che è capitato a Michael Giffoni (in abiti civili nella foto), dopo che i giudici hanno stabilito che non ha mai formato una associazione a delinquere né ha mai favorito l’immigrazione clandestina dalla nazione balcanica. Giffoni, salernitano, è l’ex ambasciatore italiano in Kosovo: il 27 settembre una sentenza lo ha assolto dopo quattro anni di processo e sette anni di accuse terribili. Addirittura insopportabili per uno con tanti anni di servizio (ben 23) di specchiata carriera diplomatica.

Era accusato di favorire l’immigrazione clandestina

Giffoni aveva infatti guidato la task-force per i Balcani di Javier Solana quando questi ricopriva la carica di Alto rappresentante per la Politica estera Ue. Da lì era passato a direttore per il Nord Africa alla Farnesina e dal 2008 al 2013 primo ambasciatore d’Italia in Kosovo. L’anno dopo arriva la sospensione dal servizio. A travolgerlo è un’inchiesta sui traffici di visti e permessi di soggiorno dall’ambasciata italiana a Pristina. Tra i beneficiari dei documenti falsi anche tre terroristi jihadisti di origine kosovara, entrati in Italia facendo poi perdere le tracce, tranne per uno fattosi saltare in aria in un attentato in Iraq. Appena indagato, la Farnesina lo espelle dal corpo diplomatico senza stipendio. Per un diplomatico equivale alla fucilazione di un militare per alto tradimento.

Michael Giffoni mai reintegrato nonostante le sentenze del Tar

Inutili risulteranno le due vittorie davanti al Tar che ne ordinano il reintegro. Prima l’allora ministra Federica Mogherini e poi il segretario generale Elisabetta Belloni gli oppongono un insuperabile diniego. Tutto questo in assenza di sentenza. Quella che è arrivata ieri lo scagiona. I permessi falsi li rilasciava il suo collaboratore locale. Ma lui era all’oscuro di tutto. Per Giffoni è la fine di un incubo. Nel frattempo ha subito di tutto: l’espulsione dal corpo diplomatico, due infarti, un ictus, un tumore. Anche il suo matrimonio è finito. «Mi è rimasto vicino solo mio figlio di 12 anni e son dovuto tornare in casa da mia mamma, a sopravvivere con la sua pensione», è lo sfogo consegnato al Corriere della Sera. Nessuno gli potrà restituire quel che ha ceduto.

 

 

 

 

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