La supercazzola della Dadone contro la Meloni: un post criptico e delirante. E gli utenti la bastonano

martedì 7 Settembre 15:52 - di Chiara Volpi
Dadone Meloni

La Dadone attacca la Meloni su Fb, ma il suo post è una supercazzola: criptico e sgrammaticato. E gli utenti la bastonano a suon di repliche e sbeffeggiamenti… Dunque, ci risiamo: la Dadone sale in cattedra. E ancora una volta viene bocciata. Sulla grammatica. In politica. E, soprattutto, dai suoi amici di Facebook ai quali ha affidato, dalla sua bacheca, un post ai limiti del delirante. Un messaggio in cui la ministra grillina prova a dispensare pillole di qualunquismo pentastellato propinato a suon di annunci e proclami che, come la metodologia a 5 stelle dimostra quotidianamente, i fatti smentiscono nella pratica parlamentare. Ma andiamo con ordine…

Il criptico post della Dadone contro la Meloni

Dunque, dopo aver incassato l’ultima figuraccia social con l’ennesimo attacco a Salvini a cui chiedeva titoli di studio, trasformato nella reazione degli utenti in un boomerang di richieste sul curriculum studentesco e professionale del collega Di Maio, la Dadone ci riprova. Stavolta nel mirino prova a mettere la Meloni: e finisce in un bagno di sangue social… Già, perché amici o nemici che siano, i follower non sono proprio degli abbocconi: e le rispediscono al mittente recriminazioni inaccettabili e polemiche esclusivamente propagandistiche. Tutto parte dall’ultimo, ce lo consenta, “delirante” post pubblicato sul profilo Facebook della ministra. Un messaggio ermetico che vorrebbe essere enigmatico e invece finisce per diventare solo incomprensibile…

Dalla Dadone, un attacco ermetico alla Meloni e un affronto a logica e grammatica

A quanto è possibile ipotizzare, probabilmente a far scattare l’ennesima pappardella pedagogica rifilata su Facebook è stata la definizione che la leader di Fratelli d’Italia ha riservato al reddito di cittadinanza, definendolo «metadone di Stato». La Dadone, che sull’argomento stupefacenti vanta il suo tallone d’Achille, ne approfitta per sciorinare una fantasmagorica supercazzola, che ha per titolo “Politici porchetta e champagne”. L’enunciazione è pronta. E via con uno sproloquio in cui, tra offensiva social e affronto propagandistico, la ministra grillina sfida grammatica. Logica e attendibilità politica. Tutto messo in discussione con un semplice “ma”…

La supercazzola della Dadone farcita di “ma” e di enigmi…

Dunque, il testo nel suo incipit ufficialmente recita: Lei ha studiato ma… Lei ha esperienza ma… Io non sono razzista ma… Sono favorevole al reddito di cittadinanza ma… Lo smart working aumenta la produttività ma… L’interconnessione delle banche dati aiuta i cittadini ma… L’ambiente va tutelato ma»… e così via discorrendo. l’utente, neanche ha cominciato a leggere, che già si è perso nei meandri di un ragionamento vincolato a un’avversativa che non si esplicita mai… Il chiarimento arriverà, si potrebbe pensare proseguendo nell’ardua lettura. E invece no: più si procede, più il significato del post si fa ermetico e inquietante. Anzi: più la Dadone prova a spiegarsi e più complica le cose. Come quando, per fare un esempio pratico ed esplicitare la supercazzola metaforica, cita niente poco di meno che una serie tv.

Il clou nella citazione di una serie tv

E scrive: «In Game of Thrones si diceva che tutto ciò che viene prima della parola “ma” non conta niente. E se pensate che la sceneggiatura di un film abbia più credibilità dei politici a cui avete sentito dire una frase del genere è solo perché in effetti queste sono sceneggiate mal fatte». Il senso del post si fa sempre più oscuro. Ma la Dadone non demorde. E aggiunge: Il «”ma” è usato per nascondere la paura di dire ad alta voce le proprie idee. Non c’è cosa peggiore che vergognarsi delle proprie idee».

L’affondo alla Meloni si svela solo in chiusura di post

Il coupe de theatre, allora, arriva nel finale, quando il picco della tensione – per l’incomprensibilità del testo – è alle (5) stelle: «Non si tratta di sbagliare un termine. Accostare la povertà alla tossico dipendenza in maniera superficiale. Qui si tratta di avere disprezzo per i poveri. Per i deboli. Per i malati- Una visione a compartimenti della società. Diffidate dal “ma” perché nasconde la viltà di questi “nuovi” vecchi politici porchetta e champagne così come la loro mediocrità di pensiero». Oh, adesso l’insulto è chiaro e il suo destinatario rivelato. E come scrive Il Giornale sul tema: «Ecco materializzarsi l’affondo sulla Meloni. Un affondo che ha il sapore dell’insulto».

La replica, fuori di metafora finalmente, di Galeazzo Bignami (Fdi)

Un tentativo di moralizzare demonizzando il nemico, a cui replica decisamente più chiaramente il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami. Che alla Dadone fa semplicemente notare: «Misiani, Provenzano, Dadone: anche oggi da sinistra e M5s uno stuolo di comunicati contro Giorgia Meloni e a difesa del reddito di cittadinanza. In due anni, 17 miliardi di euro stanziati per uno strumento assistenzialista che ha portato pochissimo dal punto di vista occupazionale. E che troppo spesso finisce nelle mani di delinquenti o di chi non ne ha diritto». E infine: «Per Fratelli d’Italia, che dall’aumento delle pensioni minime al raddoppio dell’assegno di invalidità si è sempre spesa per i più deboli, queste risorse potevano e dovevano essere destinate in riforme strutturali, alla creazione di nuovi posti di lavoro e alla riduzione del cuneo fiscale. FdI è per l’Italia che lavora e produce, non per chi come Misiani, Provenzano e Dadone, vuole un’Italia prigioniera di assistenzialismo e sussidi», conclude esaustivamente – e assai più chiaramente – Bignami.

Il post della Dadone diventa un boomerang: le risposte indignate degli utenti

Per la risposta degli utenti, rimandiamo alla pagina Facebook della Dadone. Ma per capire il tenore delle repliche, citeremo una su tutte, il più illuminante dei refrain. «La memoria limitata di chi siede in parlamento è davvero sbalorditiva. Negli ultimi tempi io ricordo, ma credo anche tanti altri, i tanti “ma” avversativi alle promesse elettorali, arricchiti da imbarazzate giustificazioni. Tutto sarà trasparente, ma …; discussioni politiche sempre in streaming, ma ….; le decisioni saranno prese dopo le consultazioni in rete, ma ….; due soli mandati per le cariche politiche, ma ….; apertura del parlamento come una scatoletta di tonno, ma…; ma… ma … Sono certa fi aver dimenticato qualche “ma”. Io ora vedo un partito tradizionale, i cui membri sono abbarbicati al ragguardevole posto raggiunto, senza mai fare autocritica sui fallimenti». E non serve aggiungere altro...

Di sotto, il post della Dadone dal suo profilo Facebook

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