James Bond stuprava le donne… E intanto la tv manda in diretta le molestie alla modella ubriaca

martedì 28 Settembre 13:58 - di Francesco Severini

James Bond, nella vecchia e più amata versione, quella cioè in cui il personaggio vestiva i panni dell’affascinante Sean Connery, era uno che violentava le donne. Una specie di stupratore. Il tema lo ha portato all’attenzione del pubblico il regista dell’ultimo capitolo di James Bond, No Time To Die, (in anteprima mondiale a Londra il 28 settembre).

Il quale ha affermato che il personaggio di 007 interpretato nelle storiche pellicole degli anni Sessanta dall’attore scozzese Sean Connery era “fondamentalmente uno stupratore”. Parole forti usate da Cary Fukunaga ma che ha spiegato nei fatti, ripercorrendo alcune scene di quei film ormai ‘cult’, che al giorno d’oggi sarebbero però improponibili.

Nell’intervista si punta l’indice contro il film  “Agente 007 – Thunderball” del 1965 in cui Connery nei panni di Bond incontra un’infermiera interpretata da Molly Peters e con la forza la bacia nonostante lei rifiuti le sue avance. “Quella roba grazie al cielo non è più accettabile. Bond è un personaggio creato nel 1952…”.

Secondo il regista, dunque, James Bond deve evolversi e magari essere tenuto a balia dalle vestali del #metoo, dai paladini del politicamente corretto. C’era da aspettarselo: nulla sfugge ormai all’occhiuta psicopolizia della cancel culture, che con campagne mirate è capace di mettere alla gogna ora Peter Pan ora James Bond, ora Picasso ora Newton, ora Aristotele ora Jane Austen.

Tutta la tradizione letteraria e artistica, così come i capolavori della settima arte, vanno compressi negli schemi del pensiero unico. Così è stata lanciata l’ipotesi che il prossimo James Bond sia una donna, e naturalmente di colore. Come la fata madrina del recente remake di Cenerentola…

Ma tutto ciò, poi, serve davvero per far crescere e sviluppare una cultura del rispetto verso le donne? A giudicare dal numero dei femminicidi in crescita esponenziale sembrerebbe proprio di no. Mentre è proprio la legge dell’audience, e quindi del profitto, a passare sopra con colpevole leggerezza ai diritti delle donne.

Lo dimostra la polemica sorta in Brasile per il programma televisivo A Fazenda, un reality dove gli spettatori hanno visto in diretta le pesanti molestie del cantante  Nego Do Borel ai danni della modella Dayane Mello. Dayane si trovava nel letto al termine di una festa alcolica e il cantante le si è avvicinato con intenzioni lascive più che evidenti, respinte in più volte dalla modella. A quel punto, Do Borel si è alzato dal letto e ha scagliato un secchio contro di lei, fortunatamente senza colpirla. Scene che hanno turbato gli spettatori e scatenato un dibattito acceso sui social.

Altro che il povero James Bond: da un lato lo si accusa di stupro mentre le aggressioni sessuali diventano spettacolo senza che la produzione del programma faccia nulla, decidendosi a squalificare Nego Do Borel solo diversi giorni dopo l’accaduto.

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