Il film sul delitto del Circeo, il regista: i colpevoli erano fascisti? No, erano soprattutto assassini

lunedì 6 Settembre 17:43 - di Redazione
delitto del Circeo

“Volevamo raccontare come l’uomo si permette di esercitare una violenza gratuita per scopi gratuiti sul femminile. Non c’è necessariamente un conflitto politico, c’è senz’altro un conflitto tra uomo e donna. Non c’è necessariamente un conflitto di classe: l’impunità c’è nelle borgate come nella borghesia”. Stefano Mordini spiega così la scelta di non rendere esplicita l’appartenenza all’estrema destra degli aguzzini del delitto del Circeo.

Il film tratto dal romanzo di Albinati “La scuola cattolica”

Un massacro che risale al 1975. E che il regista racconta nel film ‘La Scuola Cattolica‘, tratto dal romanzo omonimo di Edoardo Albinati e presentato oggi fuori concorso al Lido di Venezia. Sarà in sala dal 7 ottobre con Warner. In pratica la vicenda è raccontata come una storia di sopraffazione e violenza criminale, senza filtri ideologici anche se il delitto del Circeo è stato sempre narrato come frutto della violenza “fascista”.

Il regista sceglie di non sottolineare il fatto che gli assassini erano di estrema destra

Il film racconta l’ambiente della scuola cattolica maschile della Roma bene, dove maturò l’orrendo delitto. Ma non sottolinea la vicinanza ad ambienti della destra eversiva degli autori del massacro. Un delitto che accelerò la riforma che portò lo stupro da reato contro la morale a diventare reato contro la persona. “Siamo partiti dal presupposto che l’area di riferimento era quella ma abbiamo fatto questa scelta di farli muovere da fascisti senza far vedere che erano fascisti. Così come nel film gli assassini si muovono da drogati dentro la villa anche se la droga non l’abbiamo mostrata. Gli assassini si prendono degli spazi di violenza inaccettabili, questo ci interessava di mostrare”, sottolinea Mordini.

Il regista Mordini: non volevamo etichette sul film

“Non volevamo – aggiunge – che il film avesse etichette da questo punto di vista. La nostra responsabilità era portare il film e il tema della violenza di genere il più possibile verso l’oggi, dove quelle differenze politiche non ci sono più. Come d’altronde già sottolineava Pasolini in quegli anni”. Mordini dirige un cast corale di bravissimi attori di due generazioni: i genitori e insegnanti (Valeria Golino, Gianluca Guidi, Jasmine Trinca, Valentina Cervi, Riccardo Scamarcio e Fabrizio Gifuni) e i figli, tra vittime, carnefici e adolescenti più o meno problematici.

L’attrice che veste i panni di Donatella: durante le riprese ho avuto un blocco

Nei panni delle due vittime, Rosaria Lopez che morì nella villa del Circeo e Donatella Colasanti che sopravvisse fingendosi morta, ci sono le bravissime Federica Torchetti e Benedetta Porcaroli. “Questo film – spiega Porcaroli – è un’esperienza necessaria, credo che ci fosse bisogno di un film così, che racconta un tema così complesso che è ancora molto presente nella nostra società. Ho cercato di raccontare il diritto di essere innocenti”.  E Porcaroli racconta: “Ad un certo punto, quando dovevo spogliarmi sotto la minaccia della pistola ho avuto un blocco. Ed è giusto così, è giusto non abituarsi all’idea”.

Rosaria Lopez interpretata da Federica Torchetti

L’altra vittima, Rosaria Lopez, la interpreta Federica Torchetti, che affonda il colpo: “Oggi quando una donna viene stuprata nessuno si chiede più se fosse vergine, come tragicamente successe per Rosaria. Ma ci sono sentenze di stupro sessiste, ancora viene chiesto come fossero vestite, se ubriache: il tema è purtroppo ancora attuale, nonostante siano passati 45 anni”.

 

 

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