Feltri, il pm chiede oltre 3 anni di carcere per il titolo su Raggi. Lui scrive a Cartabia: «Illegittimo»

25 Set 2021 13:43 - di Agnese Russo
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Condannare Vittorio Feltri a 3 anni e quattro mesi di carcere, più 5mila euro di multa, e Pietro Senaldi a una reclusione di otto mesi. È la richiesta della procura di Catania nei confronti del direttore editoriale e del condirettore di Libero, chiamati in giudizio da Virginia Raggi per il famoso titolo – con annesso articolo – del 10 febbraio 2017 sulla «Patata bollente». La prossima e ultima udienza del processo per diffamazione è fissata per il 5 ottobre, ma fa notare oggi Libero, nel frattempo è intervenuta una sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo della legge sulla stampa che prevede il carcere per i giornalisti. Con l’unica eccezione prevista per i casi di «eccezionali gravità», identificati in «discorsi d’odio e istigazione alla violenza» e in vere e proprie «campagne» diffamatorie.

Feltri a Cartabia: «Intervenga, il pm non poteva chiedere il carcere»

Dunque, è la constatazione di Libero, la richiesta del pm di procedere con la reclusione, dopo quella sentenza, non può reggersi. «Probabilmente il pm non ha letto la sentenza della Corte Costituzionale, altrimenti non avrebbe fatto una richiesta simile», ha commentato all’Adnkronos Vittorio Feltri, che sul tema ha anche scritto una lettera aperta al ministro Marta Cartabia, «che della Corte Costituzionale è per giunta stata presidente», chiedendole «di intervenire per bloccare quanto sta avvenendo in un’aula di giustizia dove una Pm chiede la prigione, non potendola esigere, per due persone che non hanno svolto alcuna campagna diffamatoria, ma si sono limitate a pubblicare un articolo». Perché, ha aggiunto Feltri nell’appello alla Guardasigilli, «ammesso e non concesso che tale titolo fosse offensivo, non consisteva certo in una campagna diffamatoria».

«Forse il pm non ha letto la sentenza della Consulta»

«Tre anni e quattro mesi di reclusione più 5mila euro di multa per me e otto mesi di carcere chiesti per Senaldi? Mai successa prima una richiesta del genere», ha poi sottolineato il direttore editoriale di Libero, parlando con l’Adnkronos. «Mi vengono in mente tanti possibili motivi su cui non mi voglio soffermare, ma di fatto è una richiesta assurda, sproporzionata e, pure ammesso che il reato sia stato commesso, di certo non meriterebbe una condanna simile: per la Corte Costituzionale non si può chiedere la galera per i giornalisti. L’unico sospetto che mi viene – ha sottolineato Feltri – è che questo pm non abbia letto la sentenza della Corte Costituzionale».

Feltri: «Il titolo non era offensivo, mi riferivo al tubero»

«Adesso aspettiamo la sentenza dopo la prossima udienza del 5 ottobre. Ma ripeto – ha ribadito Feltri – diffamazione non c’è stata e io non ho mai attaccato la Raggi, né abbiamo mai fatto una campagna contro di lei, anche perché chi fa il sindaco a Roma, se non ha i termovalorizzatori, dove li metti i rifiuti?». «La soluzione per smaltirli sono i cinghiali, che dovrebbero essere premiati», ha rilanciato il direttore, tornando a dire che «oltre tutto nemmeno considero offensivo il titolo dell’articolo… che si riferiva al tubero e a nient’altro. Siamo al primo grado e mi auguro – ha concluso Feltri – che esista un giudice che non sia ottenebrato dal pregiudizio».

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