Conte batte cassa, ma i grillini sono inferociti: “I soldi se li facesse dare dal Pd”

lunedì 13 Settembre 11:03 - di Adriana De Conto
Conte grillini

Conte batte cassa. Soldi, soldi, soldi. E’ tutta una questione di pagamenti nel caotico mondo cinquestelle che il neo leader non riesce  disciplinare. Anzi, ci sarebbe un “muro” di senatori e deputati che per ora non ci pensano minimamente a versare i contributi per “finanziare” i tour elettorali del neo presidente. E il piatto piange.  I soldi sono una delle incognite del nuovo corso del M5s – è il retroscena del Giornale sul mondo grillio.  I 2500 euro al mese, forfettari, come stabilito dalle rinnovate regole sulle rendicontazioni, languono. “Deputati e senatori continuano a non versare, proprio come facevano ai tempi di Rousseau, quando i 300 euro mensili per la piattaforma di Casaleggio erano diventati un caso”.

Conte batte cassa, “sciopero” dei contributi tra i parlamentari

Molti eletti fanno emergere il sottotesto: “barattare” i contributi in cambio di “una nomina nella segreteria che affiancherà l’ex premier”. Ma uno dei motivi principali di questo mancato versamento continua ad essere il malcontento per i primi passi di Conte da leader politico. Così, come si fa con i bambini, i vertici del M5S – apprendiamo dal quotidiano diretto da Minzolini- hanno dovuto ricorrere alle minacce. «Chi non versa i contributi non sale sul palco con Conte e non parla con i ministri»:è   il messaggio che sarebbe rimbalzato nelle chat. Ma neanche la campagna elettorale sta galvanizzando i grillini. Anzi, è qui che i malumori si fanno più consistenti.  I soldi sarebbero manna dal cielo anche e sopratuttto per finanziare il tour elettorale di Conte.

Le chat dei grillini: ecco cosa ha in mente Conte

I grillini non ne volgiono sapere. “Ma come?”, ribollono le chat: «Dobbiamo pagare degli eventi dove Conte dice che alle amministrative siamo spacciati?», si chiede un deputato. Infatti Giuseppi, sempre bifronte, ha praticamente messo la faccia solo su Manfredi a Napoli. Pertanto lo  “sciopero delle rendicontazioni” si collega al disorientamento generale legato alla confusione  in vista del voto del 3 e 4 ottobre. Conte ha iniziato male e la “ritirata” dalla competizione nelle città si aggiunge ad altre gaffe: quella  sui talebani con cui vorrebbe “dialogare”; poi lo sfogo  sulla «faticaccia enorme» di guidare il partito, che non è affatto piaciuta; oltre ai vari svarioni su Milano e il numero degli indigenti. Insomma, Conte non sta dando una linea chiara. Lui stesso è ambiguo nel suo oscillare tra Pd e sogni di Palazzo Chigi. Quale sarà il vero Giuseppi?

“Vuole fondersi con il Pd? Allora i soldi…”

Nelle chat gli fanno pesare tale ambiguità:  «Conte vuole fondersi con il Pd?» , si chiedono: «Il suo obiettivo è tornare a Palazzo Chigi e usa il Movimento come un taxi», liquidano la cosa un altro eletto. Sai che c’è? Parte la staffilata al vetriolo: «I soldi se li facesse dare dai parlamentari del Pd». Conte è un pesce fuor d’acqua. Senza la regia di Casalino è un isolato. «Casalino è rimasto a Roma e ora sono tutti allo sbando», osserva una fonte con il Giornale. In ultimo, è stato superato  da Beppe Grillo che si è ripreso i riflettori,  invitando  a firmare il referendum dei Radicali sulla legalizzazione della cannabis. Conte non si è mai espresso in materia e l’uscita lo ha preso in contropiede.

Il presidente pentastellato in questo momento controlla poco o niente del M5S.  Dice di voler rinviare le nomine interne a ottobre, dopo le amministrative: una decina di poltrone tra vicepresidenti e referenti tematici: accontentare le  correnti o fare di testa sua? Il movinmento intanto ribolle: scotta ancora il no di Chiara Appendino che non si è voluta ricandidare a Torino per puntare a «una poltrona romana». Condannando di fatto il partito a una figuraccia nel capoluogo piemontese.

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